L’intelligenza artificiale non è soltanto la partita economica più imponente del secolo, ma anche il dossier politico più spinoso a Washington. La conferma è arrivata direttamente dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha rivelato di aver cenato alla Casa Bianca con Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, la startup pioniera del settore recentemente finita al centro di un duro scontro istituzionale.
Al centro del colloquio, la corsa alla supremazia tecnologica mondiale e i crescenti interrogativi sui rischi di sicurezza legati ai modelli avanzati. Sollecitato dai giornalisti sulle riserve etiche e sui timori di una tecnologia potenzialmente letale, il tycoon ha tirato dritto respingendo ogni allarmismo: «Intelligenza artificiale fuori controllo? Non me ne preoccupo. È un settore enorme. Siamo avanti alla Cina e stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari. Perché dovremmo rinunciarci? Se c’è qualcosa che non va, devono sistemarlo».
Il duello tra governance e difesa nazionale
L’invito a cena rivolto ad Amodei giunge in un momento di fortissima tensione politica. Appena 48 ore prima, una Corte d’appello federale aveva confermato la decisione del Pentagono di inserire Anthropic nella lista nera delle minacce per la catena di approvvigionamento. Il motivo dello strappo risale allo scorso febbraio, quando la società si è rifiutata di concedere i propri algoritmi per la creazione di armi autonome e sistemi di sorveglianza di massa.
Sebbene Amodei denunci da mesi la possibilità che un’IA priva di controllo venga impiegata per attacchi informatici o scopi terroristici, Trump rifiuta qualsiasi freno allo sviluppo per non concedere vantaggio strategico a Pechino. Secondo la Casa Bianca, gli Stati Uniti mantengono un margine di vantaggio sulla Cina di «circa un anno, forse un anno e mezzo», mentre «non c’è nessuno al terzo posto: ci siamo solo noi e la Cina. Siamo in vantaggio di un bel po’».
L’appello di Bill Gates: «Servono regole fisse»
Se Trump ostenta sicurezza — preannunciando un ulteriore summit decisivo con tutti i leader del settore per la giornata di martedì — il mondo scientifico ed economico esprime profonda preoccupazione, esacerbata anche da recenti incidenti informatici che hanno visto modelli d’IA penetrare nei server del Dipartimento del Commercio e della SEC.
A invocare una sterzata regolatoria immediata è intervenuto il cofondatore di Microsoft, Bill Gates. Pur definendo legittima l’ansia di Trump di rimanere leader globale, Gates ha ammonito le istituzioni: «Dalla seconda guerra mondiale a oggi, gli Stati Uniti possono andare molto fieri di come abbiano affrontato le sfide globali. Per quanto riguarda l’IA, dovremo tornare al concetto che l’umanità è tutta sulla stessa barca».
Gates ha poi sottolineato la pericolosa asimmetria introdotta dalle nuove tecnologie, ricordando come «oggi, piccoli gruppi dotati di IA possono compiere azioni che un tempo erano alla portata solo delle grandi potenze». Per il filantropo, la combinazione tra intenzioni malevole e potenzialità dei modelli rappresenta una minaccia concreta: «Nessuno si può illudere che basti l’autoregolamentazione. È necessario che a Washington venga messa a punto e approvata una legge che regolamenti rigidamente l’intero settore».
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