Da Metz, di fronte al presidente francese Emmanuel Macron e alla platea dell’incontro “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità”, Papa Leone lancia un duro affondo contro la diplomazia delle armi. «Bisogna guardarsi dall’illusione del riarmo», ha scandito il Pontefice, denunciando come l’aumento dei budget bellici non garantisca affatto la sicurezza dei popoli, ma alimenti una pericolosa spirale di instabilità globale.
Il monito ai governanti: «Non basta arginare la guerra»
Richiamando il messaggio dello scorso gennaio per la Giornata mondiale della pace, il Santo Padre ha smontato la narrazione dei leader internazionali: «Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui». Da qui l’incalzante provocazione diretta ai potenti della Terra: «Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo sforzi creativi per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l’emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire».
Il richiamo a Schuman e al diritto internazionale
Nel ridisegnare il ruolo ideale del Vecchio Continente, il Papa ha rispolverato il pensiero del padre fondatore dell’integrazione europea. «L’Europa secondo Schuman è un continente dove si preferisce dialogare piuttosto che affrontarsi con le armi; dove si mettono in comune le risorse per fare in modo che ogni guerra diventi non solo impensabile, ma materialmente impossibile». Per il Pontefice, la sola via d’uscita rimane il ritorno al diritto internazionale e al principio del pacta sunt servanda, pilastro indispensabile per evitare che la forza prevalga sulle regole.





