A 384 sezioni scrutinate su 487 per le elezioni suppletive della Camera dei Deputati nel collegio di Reggio Calabria, il quadro politico si stabilizza confermando il successo del centrodestra. Fabio Roscioli — tesoriere nazionale di Forza Italia, figura vicina a Marina Berlusconi e sostenuta con forza da tutta la coalizione — guida saldamente lo spoglio con il 52,47% dei voti. Staccato il candidato del centrosinistra unitario (Pd, M5S e Casa Riformista) Frank Benedetto, che si attesta al 36,11%. Un dato consolidato che ha spinto il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ad annunciare la «Vittoria!» con un video su X, accompagnato dall’applauso sollevatosi dai banchi della maggioranza a Montecitorio.
Il miraggio sassone e il tetto del 10% per Futuro Nazionale
Niente exploit travolgente in stile AfD per la formazione di Roberto Vannacci. Con l’avanzare dello spoglio, il candidato di Futuro Nazionale Domenico Giannetta — ex esponente forzista arruolato all’ultimo istante — sale al 10,04% delle preferenze, precedendo soltanto il candidato di Democrazia Sovrana e Popolare, Francesco Toscano, fermo all’1,37%. Nonostante la soglia psicologica a doppia cifra agguantata nelle fasi finali, il bottino rimane decisamente modesto per chi puntava a scardinare gli equilibri dell’alleanza di governo e a proporsi come la vera spina nel fianco della maggioranza.
Gli azzurri blindano la roccaforte e ridimensionano il generale
Nel quartier generale azzurro di Reggio Calabria, alla presenza di esponenti di spicco come Stefania Craxi, il senatore e patron della Reggina Claudio Lotito, il deputato Francesco Cannizzaro e il senatore Mario Occhiuto, si festeggia la tenuta della roccaforte moderata. A smorzare i toni trionfalismi di Futuro Nazionale è la stessa Craxi, capogruppo di FI al Senato: «Roberto Vannacci aveva in campo un consigliere regionale in carica, non vedo quindi l’effetto Vannacci». Il messaggio che parte dal collegio reggino verso Roma è inequivocabile: l’elettorato di centrodestra premia la rotta azzurra, lasciando l’ex generale a fare i conti con un pesante ridimensionamento delle sue ambizioni nazionali.





