martedì 29 Settembre 2026

Regeni, la condanna incastra il Cairo ma Tajani salva il regime: «L’Egitto non c’entra». La famiglia: «Ora basta»

Dopo la storica sentenza della Corte d'Assise che condanna a dieci anni i tre 007 della National Security, esplode il cortocircuito tra la linea dura dei genitori di Giulio e le coperture della Farnesina

Di Redazione
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La storica sentenza della Prima Corte d’Assise di Roma non chiude la ferita, ma fa esplodere uno scontro politico e morale senza precedenti tra i familiari del ricercatore e l’ Meloni. Subito dopo la lettura del dispositivo che ha condannato a dieci anni tre dei egiziani per il sequestro e le a Giulio, la madre Paola, il padre Claudio e l’avvocato Alessandra Ballerini hanno lanciato un ultimatum perentorio alle istituzioni: «L’ interrompa immediatamente i rapporti e le relazioni con l’». Per la famiglia e la difesa, la pronuncia della magistratura romana liquida definitivamente un decennio di omertà e impunità, imponendo a Roma di riscuotere le provvisionali di risarcimento e di pretendere la consegna dei colpevoli, senza più concedere alibi a un Paese che si è dimostrato strutturalmente illiberale.

La difesa d’ufficio di Tajani sul regime di Al-Sisi

A stretto giro è arrivata la doccia fredda del ministro degli Esteri , che ha tentato d’urgenza di sterilizzare le conseguenze diplomatiche del verdetto e tutelare le intese strategiche nel Mediterraneo. Il titolare della Farnesina si è affrettato a tracciare una netta linea di distinzione tra la responsabilità penale e la diplomazia di : «Non è stato condannato l’Egitto ma sono state condannate tre persone. Vedremo poi quello che succederà in secondo e terzo grado». Una vera e propria ‘‘ preventiva e d’ufficio indirizzata a proteggere le relazioni con il presidente Abdel Fattah Al-Sisi sui dossier chiave relativi a forniture energetiche, contrasto ai flussi migratori e regionale.

Il nodo dei danni e l’ombra dei mandati di cattura

La prudenza di Tajani stride però con la realtà formale degli atti. Palazzo Chigi si è costituito parte civile tramite l’Avvocatura dello Stato, formulando una richiesta da due milioni di euro di risarcimento e una provvisionalmente esecutiva da 500 mila euro per la lesione del prestigio e della sovranità della Repubblica. Con la condanna dei tre funzionari della National Security, la responsabilità dello Stato egiziano per le azioni compiute dai propri apparati diviene un punto fermo. Qualora il Cairo continuasse a rifiutare le notifiche e la consegna dei condannati per sventare l’esecuzione delle pene e dei risarcimenti, scatteranno i mandati di cattura internazionali: a quel punto, per l’Italia risulterà impossibile far finta di nulla, costringendo il governo a scegliere se stare con la famiglia o continuare a coprire il regime.

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