A meno di 48 ore dall’udienza davanti al gip di Roma che avrebbe dovuto vagliare l’ennesima archiviazione sulla strage di Ustica, un clamoroso colpo di scena diplomatico e giudiziario stravolge 46 anni di depistaggi e omertà internazionali. Con un dispaccio ufficiale inviato dall’ambasciata transalpina alla Farnesina lo scorso 21 settembre, la Francia ha annunciato la propria disponibilità a trasferire a Roma l’intera documentazione del ministero della Difesa relativa alla notte del 27 giugno 1980. Un’apertura totale che copre un arco temporale dal 1981 ai primi anni ’90 e che permetterà finalmente di verificare i tracciati radar e i movimenti della flotta navale e aerea francese nel Mar Tirreno. Di fronte al nuovo materiale, il procuratore capo Francesco Lo Voi si appresta a ritirare la richiesta di archiviazione presentata nel marzo 2025, congelando la chiusura dei due fascicoli aperti dopo le rivelazioni di Francesco Cossiga e gli esposti delle associazioni.
La pressione di Palazzo Chigi e la soddisfazione di Daria Bonfietti
La mossa di Parigi arriva al termine di un pressing istituzionale sotterraneo attivato dal governo Meloni. A metà giugno, dopo un colloquio diretto con la premier, Daria Bonfietti — presidente dell’Associazione Parenti delle Vittime della Strage — aveva ottenuto che l’Avvocatura dello Stato si schierasse formalmente contro l’archiviazione. L’imput dato dal sottosegretario Alfredo Mantovano ha spinto la diplomazia italiana a sollecitare risposte definitive dall’Eliseo. «È un grande risultato. Ho sempre detto che se non ci riesce la magistratura, può farcela solo la politica. Nel momento in cui il governo si è mosso si vedono i risultati», ha commentato Bonfietti, sottolineando come 46 anni di attesa siano un tempo sufficiente per prepretendere la verità da Francia, Stati Uniti e Nato.
Addio alla tesi della bomba: la conferma della battaglia aerea
Il ritiro della richiesta di archiviazione riaccende i riflettori sullo scenario penale, dove la magistratura romana ha da tempo escluso la pista della bomba a bordo per concentrarsi sull’ipotesi dello scontro nei cieli. Le testimonianze raccolte negli anni, unitamente alle storiche dichiarazioni dell’ex premier Giuliano Amato, convergono sull’ipotesi di un’azione militare alleata mirata ad abbattere il caccia del colonnello libico Muammar Gheddafi. Come riassunto anche dal supertestimone Giovanbattista Sparla, il DC-9 Itavia si trovò drammaticamente nel mezzo di «una battaglia tra aerei americani e libici, uno dei quali avrà sganciato un missile che per errore ha colpito il velivolo civile». I documenti in arrivo dalla Francia potrebbero fornire per la prima volta la prova regina su chi premette il grilletto quella notte.





