mercoledì 30 Settembre 2026

«Se Conte vince le primarie lo sostengo come premier»: la svolta di Renzi

Alla presentazione del suo nuovo libro a Milano, il leader di Italia Viva apre alla leadership dell'avvocato del popolo alla guida della coalizione. Ma avverte gli alleati: «Senza di noi non si vince. Sull'Ucraina no a disarmi»

Di Redazione
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Durante la presentazione a Milano del suo Quando c’era lei. L’Italia dopo Giorgia Meloni, ha pronunciato parole destinate a spalancare un dibattito acceso dentro le opposizioni. Interpellato sull’eventualità di un’affermazione di Giuseppe Conte alle primarie del centrosinistra e sul successivo nella corsa verso Palazzo , l’ex premier ha sgombrato il campo da ogni riserva: «La mia risposta è sì. Se accetti di fare le primarie chiunque le vinca lo sostieni. Il tema non è Conte. Se ci sono le primarie chi le vince rappresenta tutti, poi io faccio di tutto perché non le vinca chi considero più lontano, ma se le vince governa lui, punto. Conte non è il mio modello politico ma l’ho già sostenuto come presidente del Consiglio». Una dichiarazione che segna un passaggio tattico rilevante dopo mesi di forti personali con l’ex presidente del Consiglio.

L’appello a Milano e i numeri di Italia Viva: «Senza di noi non si vince»

Il fondatore di Italia Viva ha colto l’occasione per rivolgere un messaggio diretto vertici della coalizione progressista, sottolineando il peso elettorale e strategico della propria forza politica per la costruzione di una compagine di governo in vista delle prossime scadenze elettorali: «Da Milano faccio un appello al centrosinistra: io non ho bisogno di stare nella foto con Bonelli, mi va bene, a me interessa che il centrosinistra metta al centro un’azione politica, delle proposte per i prossimi dieci anni, perché questo con i giovani che se ne vanno è un Paese e io voglio una Italia Viva». Renzi ha poi richiamato le altre forze del perimetro riformista e alla concretezza aritmetica: «Il centrosinistra senza Italia Viva va dappertutto, ma non vince: i numeri sono chiari e noi vogliamo dare un contributo sui temi, ripartendo da scuola, sanità, ».

Paletti sulla politica estera: «Sostegno a Kiev o finisce l’Europa»

Pur concedendo l’avallo procedurale all’ipotesi Conte alla guida della coalizione, Renzi ha fissato paletti invalicabili sul programma di politica estera, marcando le distanze dalla linea pacifista del Movimento 5 Stelle in materia di forniture militari all’Ucraina: «Se noi domani mattina smettessimo di aiutare l’Ucraina militarmente ed economicamente non è che sarebbe finita la guerra ma sarebbe finita l’Ucraina, e con lei l’Europa e non lo possiamo accettare». Il leader centrista ha tuttavia richiamato l’esigenza di una svolta diplomatica coordinata a livello continentale, riprendendo le sollecitazioni giunte da Bruxelles: «Si prenda un’iniziativa politica, noi lo diciamo da tempo che serve un inviato speciale per la Ue: la , le grandi tensioni non si risolvono lasciando sul terreno i soldati che combattono e l’Europa deve fare di più».

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