Tutto si decide in sette giorni. A Montecitorio la tensione è ai livelli di guardia già dalle 12.00 per l’esame delle questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dall’opposizione. Il voto, unico e a scrutinio segreto attorno alle 13.30, rappresenta il primo scoglio fatale per il “Melonellum” (o “Stabilicum”). Nel centrodestra l’allarme è massimo: agende di ministri e sottosegretari “smontate”, precettazione totale e ordine di presenza in aula per evitare il bis di luglio, quando a scrutinio segreto venne bocciato un emendamento sulle preferenze per un solo voto. Galeazzo Bignami, capogruppo di FdI alla Camera, esplicita la linea di Palazzo Chigi: «Se il provvedimento non passa si va a casa».
In caso di bocciatura — oggi o al voto finale dell’8 ottobre — Giorgia Meloni salirebbe al Quirinale per rassegnare le dimissioni, accusando i «giochi di Palazzo» di aver affossato un governo legittimato dal popolo. Dopo i passaggi formali con Sergio Mattarella per la Manovra, lo scioglimento delle Camere porterebbe gli italiani alle urne a marzo.
Tattiche di voto, la “tentazione Vannacci” e le polemiche di genere
Per disinnescare la mina del voto segreto, la maggioranza ha studiato ogni stratagemma: l’indicazione ai deputati è di inserire un solo dito nella fessura della pulsantiera per mostrare visivamente la scelta. Nel frattempo, dopo le foto scattate a luglio dalle tribune, gli uffici di presidenza hanno limitato l’accesso alla tribuna centrale sopra Lega e Forza Italia per la stampa di partito.
Le insidie interne restano però profonde. Pesa l’insoddisfazione delle deputate di centrodestra per la cancellazione dell’alternanza di genere nei capilista, unita al timore per l’introduzione delle preferenze. Ma è soprattutto l’ombra del generale Roberto Vannacci a far tremare FdI: cresce la paura di franchi tiratori pronti a tradire nell’urna segreta con la promessa di una candidatura blindata con la nuova forza politica. Massimiliano Simoni, coordinatore di Futuro Nazionale, avverte dal Transatlantico: «Mi vedrete a Roma sempre più spesso». Nelle opposizioni si consolida così l’ipotesi maliziosa: un eventuale incidente d’aula sul Melonellum potrebbe trasformarsi in un “trappolone” orchestrato da Palazzo Chigi per votare subito col sistema attuale e neutralizzare l’ascesa di Vannacci prima delle amministrative.
Calendario compresso e la protesta di Magi
Se le pregiudiziali verranno respinte, il governo calerà la carta di tre voti di fiducia (a scrutinio palese per appello nominale) da martedì sui quattro articoli modificati dal Senato. La conferenza dei capigruppo fisserà il timing finale, con l’ipotesi di anticipare il voto conclusivo a mercoledì 7 ottobre invece di giovedì 8.
Intanto l’aula resta infuocata per le critiche di Roberto Giachetti (IV) ed Elena Bonetti (Azione) sui capilista bloccati e il taglio della rappresentanza femminile. Particolarmente dura la battaglia di Riccardo Magi (+Europa) contro le norme che quadruplicano le firme per le liste elettorali, definita dal deputato radicale un «colpo di Stato elettorale»: per chiedere l’uso della firma digitale, Magi ha avviato uno sciopero della fame.





