Il disegno di legge contro l’antisemitismo supera l’esame della Commissione Affari costituzionali della Camera e punta verso l’Aula, portando a galla i nervi scoperti dell’opposizione. Il mandato al relatore passa con il sì compatto del centrodestra e l’appoggio di Italia Viva. Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e la formazione di Futuro Nazionale votano contro, mentre +Europa sceglie l’astensione.
In questo scenario il Partito Democratico decide di non partecipare al voto: una mossa tattica per prendere tempo ed evitare cortocircuiti interni. Se la corrente riformista spinge per l’approvazione immediata del testo, la segreteria di Elly Schlein teme che le nuove norme si trasformino in una stretta contro il dissenso politico e le manifestazioni pro-Palestina.
Il nodo Ihra e il muro tra gli alleati
La linea di contestazione coincide con l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Ihra (International Holocaust Remembrance Alliance). Per la sinistra e l’ala schleiniana del PD, la formulazione non distingue il pregiudizio anti-ebraico dalle legittime critiche all’operato del governo israeliano.
Il PD punta a correggere il testo con una raffica di emendamenti in aula, ma M5S e AVS alzano un muro insormontabile: no al provvedimento anche di fronte a ritocchi minimi, ignorando il richiamo di Liliana Segre a cercare un’intesa unanime.
Priorità alla legge elettorale: voto a metà ottobre
L’approdo del ddl nell’emiciclo di Montecitorio non sarà immediato. La priorità dei lavori resta riservata alla legge elettorale, rinviando la partita sull’antisemitismo alla metà di ottobre. Tramontata per ragioni di calendario l’idea di un voto simbolico il 7 ottobre, anniversario dell’attacco di Hamas, il provvedimento attende ora l’esame finale della Camera: senza modifiche diventerà subito legge, trattandosi di un testo già licenziato dal Senato.





