In Via XX Settembre il clima si fa sempre più teso e il confronto interno alla maggioranza sulla prossima legge di Bilancio evidenzia visioni palesemente divergenti sulla gestione dei conti pubblici. Tra allarmi di tenuta finanziaria e richieste di interventi espansivi, le dichiarazioni dei componenti dell’Esecutivo tratteggiano un quadro di forte incertezza.
A lanciare il monito più severo è stato l’uomo di fiducia della premier Giorgia Meloni al Ministero dell’Economia, il viceministro Maurizio Leo. Intervenendo alla giunta di Confartigianato, Leo ha richiamato tutti al massimo rigore: «Non si può dire “disinteressiamoci alla tenuta dei conti pubblici e sforiamo, anche per iniziative lodevoli, non per sperperare i soldi”, invece “dobbiamo veramente essere prudenti perché nel momento in cui facciamo misure un po’ più disinvolte rischiamo un tracollo per lo Stato, ricordate cosa è successo in Grecia tanti anni fa”».
Le parole di Leo hanno fatto subito scattare il panico, costringendo lo stesso viceministro a una precipitosa smentita per spegnere l’incendio. Con una nota diffusa nel pomeriggio, Leo è dovuto intervenire per correggere il tiro: «I conti pubblici italiani si trovano in una situazione di forte solidità, risultato del lavoro portato avanti in questi anni dal Governo Meloni con prudenza, equilibrio e responsabilità. Un percorso che colloca l’Italia in una posizione migliore rispetto a quella di altri Paesi europei. Siamo assolutamente lontani anni luce, quindi, da una situazione paragonabile alla crisi vissuta dalla Grecia diversi anni fa».
Le pressioni di Salvini e la mediazione di Giorgetti
A complicare il quadro politico sono le diverse anime della maggioranza. Di segno opposto rispetto al rigore del Mef è infatti la posizione del vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini. Il leader della Lega ha ribadito la necessità di una linea d’azione espansiva: «In un momento complicato in cui l’inflazione torna a impennare devi fare una manovra importante, coraggiosa».
Nel mezzo c’è la posizione del titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, che tenta di ridimensionare le frizioni interne. Sollecitato dai cronisti in Transatlantico sugli allarmi sollevati da Leo su una manovra particolarmente difficile, Giorgetti ha glissato con una battuta: «Io i giornali non li leggo, ma voi li leggete sempre…», confermando comunque che la manovra finanziaria sarà «seria».
Il nodo inflazione e la risposta gelida di Bruxelles
Il ministro dell’Economia ha poi spostato il punto del dibattito sul confronto con le istituzioni comunitarie e sulle rigidità dei vincoli di spesa parametrati all’andamento dei prezzi: «La richiesta di flessibilità legata all’inflazione era ovvia. Abbiamo fatto delle riflessioni su una questione puramente tecnica che però diventa di sostanza, cioè il sentiero della spesa è un sentiero di spesa nominale. Noi lo stiamo rispettando, siamo tra i più bravi. Però il problema è che contiene un tasso di inflazione che è programmato all’epoca da parte della Commissione evidentemente molto inferiore rispetto a quello che si è verificato». Secondo Giorgetti, la fiammata inflazionistica «dovrebbe essere in qualche modo considerata tra i fattori esterni. I famosi relevant factor che ci sono scritti lì dovrebbero essere in questa circostanza valutati».
Da Bruxelles, tuttavia, è arrivata una netta chiusura rispetto alle aspettative del Governo italiano. La portavoce capo della Commissione Europea, Paula Pinho, ha precisato che «in realtà, abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri». Parallelamente, il portavoce per l’Economia Balazs Ujvari ha chiarito che «non abbiamo ancora ricevuto la lettera» preannunciata da Palazzo Chigi per richiedere ulteriori margini di manovra.
La Commissione ha ricordato di aver già ampliato l’applicazione della clausola di salvaguardia per la crisi energetica: «Un’iniziativa che offre agli Stati membri la possibilità di discostarsi dal percorso della spesa netta per un importo complessivo pari allo 0,6% del Pil; si tratta quindi di un margine fiscale aggiuntivo». Dall’Italia è già arrivata una richiesta di attivazione due settimane fa, attualmente al vaglio degli uffici europei, ma i margini per ottenere nuove concessioni appaiono al momento estremamente stretti.





