L’episodio più grave si è consumato nell’incubo di Marsiglia, dove la rabbia studentesca ha sfondato ogni limite istituzionale. Davanti al Lycée Victor Hugo, secondo la denuncia della Région Paca, la tensione è sfociata in un’aggressione brutale: “Il preside, il vice-preside, la segretaria generale e un altro responsabile dell’equipe scolastica sono stati aggrediti all’interno dell’istituto e cosparsi di benzina”.
Sempre nel capoluogo ligure-provenzale, un mezzo dei vigili del fuoco è stato accerchiato e dato alle fiamme davanti al Lycée Saint-Exupéry, costringendo alla sospensione di bus, tram e metropolitane per le continue aggressioni ai conducenti. Ma l’escalation riguarda ormai l’intero territorio nazionale: a Strasburgo i trasporti sono rimasti paralizzati, mentre nel Pas-de-Calais un dirigente scolastico è stato ferito al volto da un razzo pirotecnico.
Centinaia di fermi e lo scontro sui black bloc
Nata dal malcontento per il degrado degli edifici, le aule sovraffollate e la carenza strutturale di docenti, la protesta si è mossa dalle banlieue a nord di Parigi – a partire da Saint-Denis – per denunciare il divario tra le scuole di periferia e quelle del centro. A far esplodere la piazza, trasformando la rivendicazione in sommossa, sono stati poi i filmati delle cariche di polizia fuori dagli istituti, con il tam-tam giovanile volto a “contrastare la repressione”.
I numeri del ministero dell’Interno descrivono un Paese in ginocchio: 356 licei coinvolti, 625 fermati in una sola giornata e decine di feriti tra agenti e personale scolastico. Mentre la polizia interna (Igpn) ha aperto tre inchieste dopo il ricovero di uno studente a Tours con una ferita alla testa «compatibile» con un colpo di proiettile di gomma Lbd, l’esecutivo accusa la presenza di frange di black bloc infiltrate tra i ragazzi.
L’assedio politico e la mossa del governo
Nel tentativo di arginare la crisi, il premier Sébastien Lecornu ha convocato un vertice interministeriale d’urgenza, bloccando le trasferte dei ministri. Il presidente Emmanuel Macron è intervenuto personalmente nel dibattito: «Capisco le angosce e talvolta la rabbia che può provare la nostra gioventù ma nessuno di questi dibattiti, nessuna di queste paure può legittimare la violenza», attaccando la sinistra radicale di La France Insoumise.
Immediata la replica del leader Jean-Luc Mélenchon: “Gli Insoumis chiedono metodi di lotta non violenti”. Per disinnescare la piazza, l’esecutivo ha promesso una piattaforma di concertazione diretta e un successivo tavolo nazionale, nel tentativo di riportare la protesta nei binari del confronto istituzionale.





