Nemmeno la diplomazia felpata di Gianni Letta è riuscita a evitare che le scintille si trasformassero in incendio. Nel suo storico studio romano in Largo del Nazareno — a due passi da via del Tritone, da non confondere con la vicina sede del PD — si è consumato un vertice ad altissima tensione fortemente voluto dall’ex sottosegretario e caldeggiato dallo stesso Antonio Tajani dopo una telefonata d’urgenza. Il segretario di Forza Italia e il suo vice, il governatore della Calabria Roberto Occhiuto, si sono trovati faccia a faccia per un chiarimento che, anziché riportare la pace dentro il partito, è sfociato in una rissa politica senza precedenti tra le pareti del “berlusconismo di governo”.
A fare da innesco sono state le parole pronunciate il giorno prima da Occhiuto alla presentazione del suo libro Il coraggio di governare. Il presidente calabrese aveva affondato il colpo definendo Forza Italia un partito «ingiallito», ridotto a pensare unicamente alle «tessere» e a un congresso con logiche «da Prima Repubblica». Affondi che hanno scatenato la furia di Tajani — i cui fedelissimi si sono persino spinti a contattare redazioni e agenzie per tentare di oscurare il caso — e l’irritazione di Marina Berlusconi, la quale avrebbe chiesto l’intervento diretto di Letta per fermare la faida prima del voto.
“Comandi solo tu”: la fronda dei 24 parlamentari e la difesa del leader
Nel corso della riunione, Letta ha provato a fare da pompiere, invocando l’unità per evitare che l’immagine degli azzurri venga devastata dalle correnti interne. Ma Tajani è andato all’attacco, contestando a Occhiuto che attacchi simili «fanno male al partito e fanno perdere consensi», soprattutto perché arrivati davanti a ben 24 parlamentari, diversi ministri e freschi della vittoria a Reggio Calabria: per la segreteria nazionale, la prova provata di un tentativo di fronda strutturata.
Occhiuto dal canto suo ha tenuto il punto, replicando che le sue posizioni servono da «stimolo» sui temi liberali, sui diritti civili e sulle ricette economiche. Poi la stoccata finale con la richiesta di condividere la gestione del partito istituendo un direttivo ristretto a 4-5 persone (vicesegretari e capigruppo) e aprendo i congressi ai gazebo nelle piazze. Una proposta che Tajani ha rigettato al mittente bollandola come un vero e proprio “commissariamento” della sua leadership, mentre i suoi fedelissimi già evocano la carta del congresso straordinario per blindare il segretario. La fumatina a Largo del Nazareno è rimasta nerissima: nessun accordo, separati in casa e la spaccatura in Forza Italia è ormai conclamata.





