venerdì 2 Ottobre 2026
Crosetto

«Servono bunker e riservisti per la guerra»: Crosetto accelera, ma Meloni lo frena per non perdere voti

Audizione shock del ministro della Difesa al Senato: chiede procedure da stato d'emergenza, un piano per 40 mila giovani da mandare al fronte e la svolta militare. Ma a Palazzo Chigi dominano la scure sui fondi e la paura delle urne

Di Redazione
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«Servono bunker e riservisti per la guerra»: Crosetto accelera, ma Meloni lo frena per non perdere voti

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La svolta bellicista del ministro e il piano per l’emergenza

Guido Crosetto si presenta in commissione al Senato come il ministro della Difesa di un Paese praticamente in trincea, lanciando un messaggio drammatico: l’Italia è drammaticamente indietro sui sistemi di protezione e deve prepararsi al peggio senza perdere altro tempo dietro alla ordinaria. Come rivelato e ricostruito da Il Fatto Quotidiano, lo scenario tracciato dal ministro è quello di uno Stato che deve imparare a muoversi con i tempi della guerra, e l’esempio portato dai banchi dell’Aula è emblematico: «Devo fare un bunker che non ho, non posso pensare agli stessi tempi di che ho per fare una casa privata».

La ricetta del ministro per blindare le Forze Armate passa da una drastica riduzione dei passaggi autorizzativi per acquistare armi, droni e tecnologie cibernetiche, affiancata da una riforma degli organici concordata con il Capo di Stato Maggiore Luciano Portolano. L’obiettivo è creare una “riserva” operativa di 40 mila giovani addestrati, pronti per il ricambio generazionale da impiegare tempestivamente nei teatri bellici anche in tempo di pace.

Lo stop di Palazzo Chigi: tra scure sui fondi e paura elettorale

Nonostante i toni da stato d’assedio sfoggiati da Crosetto, il suo ostacolo principale non si trova tra i banchi dell’opposizione, ma all’interno del suo stesso esecutivo. Con le scadenze elettorali alle porte, la di Giorgia Meloni e dei suoi alleati si è fatta estremamente prudente: insistere sul riarmo è considerato un boomerang che irrita l’elettorato. Una linea di raffreddamento già ribadita nei mesi scorsi dal sottosegretario Alfredo , che aveva gelato le ambizioni del ministro ricordando come la strategia di sicurezza nazionale sia prerogativa dell’intero governo e non di un singolo dicastero.

A smontare le ambizioni del titolare della Difesa si aggiunge poi la cruda realtà dei saldi di bilancio. Lo slittamento della riforma degli organici al 2027 per mancanza di coperture e i recenti tagli allo finanziario hanno lasciato il ministero a secco, costringendo Crosetto a un’amara ammissione di frustrazione davanti ai senatori: «Fino a ieri pensavo di avere un quadro definito, poi ho letto i giornali», lamentando di aver appreso dalla stampa le sforbiciate alle sue risorse. L’esito dell’audizione restituisce così un paradosso politico evidente: mentre Crosetto chiede al Paese di organizzarsi per la guerra globale, Palazzo Chigi gli risponde che non ci sono né i soldi né la convenienza politica per seguirlo.

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