venerdì 2 Ottobre 2026

Il PD nel caos: la minoranza riformista non vota la relazione di Schlein

Strappo di Guerini, Gori e Zampa al Nazareno: l'ala moderata rifiuta il voto e chiede un chiarimento all'Assemblea del 18 ottobre. Scontro aperto sul candidato unico del partito, il no alle primarie online e il timore che Conte detti la linea sull'Ucraina

Di Redazione
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

Il clima d’apparente unità sbandierato all’inizio della Direzione dem al Nazareno si frantuma al momento di votare la relazione della segretaria. L’intera area riformista sceglie di abbandonare le schede e di non partecipare al voto, chiedendo che il proprio dissenso siamesso formalmente a verbale per bocca di Sandra Zampa. Se la stoccata di Elly Schlein contro le ambizioni di Giuseppe Conte e la riconferma del sostegno militare all’Ucraina avevano incassato il plauso indistinto della sala, le nebbie rimaste sul programma della coalizione e sulle modalità con cui gestire le primarie hanno provocato la rottura.

I leader dell’opposizione interna guidati da Lorenzo Guerini escono allo scoperto chiedendo di rinviare la resa dei conti all’Assemblea nazionale del 18 ottobre alla Nuvola: «Abbiamo apprezzato lo scatto di orgoglio della segretaria nei confronti dei Cinque Stelle e il che si sia ribadito con chiarezza il sostegno del Partito Democratico all’Ucraina. Tuttavia sulla costruzione del programma e sulla individuazione del percorso che ci porterà alle primarie ci sono punti che abbiamo posto e devono essere ancora chiariti. Per questo abbiamo deciso di non partecipare al voto».

Guerra di logoramento sul , il no alle consultazioni web e il phantom-Conte

Lo scontro politico si concentra sull’ipotesi lanciata dall’eurodeputato Giorgio Gori: organizzare primarie di coalizione a doppio turno schierando più di un candidato del al primo turno per allargare il e impedire a Giuseppe Conte di egemonizzare la leadership dell’alleanza. Una proposta stoppata con un secco e categorico «non se ne parla» dai vertici del partito e definita persino «sciagurata» dal presidente Stefano Bonaccini. Per le esponenti riformiste Simona Malpezzi, Sandra Zampa e Lia Quartapelle, rinunciare al pluralismo interno significa appaltare l’ del PD a forze esterne ed esporsi a contestazioni, alimentate anche dal rischio di ingerenze nelle consultazioni ove queste venissero svolte sulla rete anziché gazebo.

L’altro fronte caldissimo riguarda il programma di , con l’ala moderata che intima a Schlein di non arrendersi alle condizioni poste dal Movimento 5 Stelle sui temi e in particolare sulle armi a Kiev. «Nessuno può pensare di dettare condizioni al principale partito dell’. Smettere di sostenere l’Ucraina condurrebbe il PD a negare i suoi valori», avverte minaccioso Gori, supportato da Quartapelle che bolla la questione ucraina come l’asse fondamentale dell’Europa futura. La spaccatura si consuma così prima ancora dell’awio ufficiale del cantiere delle alleanze: la minoranza reclama un’idea di Paese ben delineata e non intende cedere un millimetro alla linea di Palazzo o ai diktat del M5S.

Potrebbe anche piacerti

errore: © Riproduzione riservata