Quello che per quarantotto ore era stato presentato come un drammatico alterco tra membri dell’equipaggio assume contorni eversivi netti. Il procuratore generale degli Emirati Arabi Uniti, Hamad Saif al Shamsi, ha confermato formalmente che il copilota del volo FlyDubai FZ1073 ha agito con la precisa intenzione di compiere un «atto terroristico». L’aggressore, identificato come il cittadino omanita Hamam al Hammami, non ha impiegato un’arma introdotta di contrabbando, ma l’ascia da demolizione d’emergenza in dotazione obbligatoria all’interno del cockpit della cabina di pilotaggio.
L’assalto è scattato sul cielo di Giordania, mentre il Boeing 737 con 174 passeggeri a bordo — in gran parte cittadini israeliani — si avvicinava allo spazio aereo di Tel Aviv. Al Hammami ha scagliato l’ascia contro il comandante indiano Smit Machchhar, ferendolo gravemente alla testa e al collo nel momento in cui questi ha tentato di aprire la porta blindata per chiedere aiuto. Nel corso della colluttazione, il velivolo è piombato in una picchiata incontrollata di oltre 17 mila piedi (circa 5.180 metri) in una manciata di secondi. Sola la reazione disperata di alcuni passeggeri e l’intervento di due piloti fuori servizio presenti in cabina hanno permesso di neutralizzare l’attentatore e riprendere i comandi a soli cinque secondi dal punto di non ritorno.
Il giallo dei servizi d’Oman: il pilota era già stato radiato per estremismo
Mentre l’aereo riusciva a compiere un atterraggio d’emergenza nello scalo saudita di Tabuk e il comandante veniva ricoverato in terapia intensiva, l’inchiesta giudiziaria scoperchia una falla di sicurezza. Secondo rivelazioni dell’intelligence rilanciate dal Wall Street Journal, Hamam al Hammami non era affatto un profilo sconosciuto: le autorità dell’Oman lo avevano già bandito dai voli nazionali dopo averne riscontrato l’imminente e pericolosa radicalizzazione ideologica.
Resta da chiarire per quale motivo la segnalazione dell’Oman non sia stata condivisa con le compagnie aeree dei Paesi vicini o se sia stata colpevolmente ignorata dai vertici di FlyDubai al momento del reclutamento. Resta il fatto che un pilota già attenzionato per estremismo islamico è stato autorizzato a prendere i comandi su una rotta bollente come la Dubai-Tel Aviv. Estradato in fretta e furia dall’Arabia Saudita negli Emirati, il copilota si trova ora sotto interrogatorio ad Abu Dhabi, mentre il premier israeliano Benjamin Netanyahu accusa senza mezzi termini la catena dei controlli, promettendo una stretta drastica sulla sicurezza dei voli esteri in arrivo in Israele.





