I pronostici della vigilia che accreditavano Luiz Inácio Lula da Silva di un leggero vantaggio vengono smentiti dalle urne. Il quarantacinquenne Flávio Bolsonaro balza in testa al primo turno delle presidenziali brasiliane incassando il 47,45% dei consensi, contro il 44,66% racimolato dal capo dello Stato uscente. Durante le prime fasi dello spoglio, trainato dai bastioni conservatori del Sud, il candidato della destra è rimasto a lungo sopra la soglia del 50%, prima che il recupero di Lula nel Nord-Est ricucisse lo strappo a tre punti percentuale e garantisse l’accesso al secondo turno.
Il divario sul campo è di circa quattro milioni di voti a favore di Flávio Bolsonaro, ma la partita del 25 ottobre resta aperta. Oltre al risultato presidenziale, il terremoto politico risiede nell’avanzata del Partito Liberale, che ha conquistato una serie di governatorati strategici al Sud ed è riuscito a irrobustire la rappresentanza al Senato. Un assetto che costringerà l’ottantenne leader del Partito dei Lavoratori a una complessa campagna di recupero per ribaltare i rapporti di forza al ballottaggio.
L’avanzata del clan di famiglia e l’ipotesi del provvedimento per Jair
Oltre al risultato del candidato alla presidenza, le urne registrano un’affermazione importante per l’intera dinastia Bolsonaro, capace di eleggere quattro rappresentanti in Parlamento tra istituzioni nazionali e locali: l’ex First Lady Michelle Bolsonaro, i figli Carlos e Jair Renan e il fratello Renato.
Sullo sfondo della sfida per il Palacio do Planalto rimane la figura dell’ex presidente Jair Bolsonaro, attualmente in carcere dove sta scontando una condanna a 27 anni per il tentato golpe del 2023. Tra gli osservatori politici si valuta che, in caso di un’eventuale affermazione al ballottaggio del 25 ottobre, tra le prime opzioni sul tavolo del nuovo esecutivo potrebbe esserci l’ipotesi di un provvedimento di grazia o amnistia per il padre, sul modello di quanto avvenuto nella politica americana. Una prospettiva che rende il secondo turno delle elezioni un passaggio cruciale per gli equilibri istituzionali del Paese.





