Memoria corta a Palazzo Chigi, o forse semplice opportunismo politico. Nel pomeriggio di oggi, 5 ottobre 2026, il governo guidato da Giorgia Meloni ha posto nell’Aula della Camera tre questioni di fiducia sui primi tre articoli della proposta di riforma della legge elettorale, il cosiddetto Stabilicum. Una blindatura che precede il voto finale segreto previsto per giovedì e che fa scattare l’insurrezione unanime delle opposizioni. Dal centrosinistra denunciano uno “schiaffo al Parlamento” e una fuga del centrodestra dal confronto democratico, con il deputato PD Federico Fornaro che sottolinea come i soli 53 emendamenti depositati non giustificassero alcun ostruzionismo e Filiberto Zaratti (AVS) che attacca: “Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto. Avete paura della democrazia e dei vostri parlamentari“.
Le amnesie della destra: dalle proteste col cartello “Hablamos?” alle fiducie a raffica
Il paradosso della manovra risiede nella totale inversione di marcia di Fratelli d’Italia. Quando la medesima scorciatoia procedurale fu adottata dai governi di centrosinistra per far approvare l’Italicum nel 2015 e il Rosatellum nel 2017, la retorica della destra era ben diversa. Ai tempi dell’Italicum targato Matteo Renzi, esponenti di spicco di FdI bollavano l’uso della fiducia come un “abuso che denuncia una debolezza politica gravissima” e un sotterfugio “pacchiano”. Nel 2017, durante la gestione di Paolo Gentiloni, Ignazio La Russa sventolava in Aula cartelli di protesta con la scritta “Hablamos?”, e la stessa Giorgia Meloni, il 10 ottobre 2017, pronunciava parole scolpite nelle emeroteche: “Approvare con il voto di fiducia una legge elettorale sarebbe semplicemente scandaloso. Non si fidano dei loro deputati, come fanno a chiedere voto ai cittadini?”, prima di invocare l’intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per fermare quello che definiva uno “sfregio” alle prerogative parlamentari.
Perché la maggioranza blinda lo Stabilicum: la paura dei franchi tiratori
A distanza di nove anni, le giustificazioni offerte da Palazzo Chigi per giustificare le fiducie ricalcano fedelmente le tesi che FdI un tempo combatteva. Meloni difende la scelta sostenendo la necessità di “fare chiarezza” sul sostegno della maggioranza alla riforma e di velocizzare l’esame per garantire la stabilità del Paese. In realtà, la decisione di commissariare la Camera rivela il timore concreto di brutte sorprese nelle votazioni segrete, speculare alle ansie che spinsero la maggioranza di centrosinistra a blindare il Rosatellum per neutralizzare i franchi tiratori.
La democrazia parlamentare messa in soffitta per blindare il premio di maggioranza
Mentre le forze d’opposizione accusano la maggioranza di mettere definitivamente “in soffitta la democrazia parlamentare”, lo Stabilicum si avvia verso il voto finale tra il malcontento delle minoranze e le palesi contraddizioni dei suoi promotori. La premier che dai banchi dell’opposizione ergeva la difesa della centralità del Parlamento a bandiera identitaria si ritrova oggi ad applicare le medesime forzature autoritarie imputate in passato ai propri avversari, pur di blindare una legge elettorale ritagliata su misura per le esigenze del proprio esecutivo.





