Un’impostazione che riporta gli Stati Uniti indietro nel tempo e riapre una violenta polemica etica e giuridica sulla pena di morte. La condanna dell’ex maggiore dell’esercito Nidal Hasan, responsabile della drammatica sparatoria del 5 novembre 2009 nella base militare di Fort Hood in Texas in cui vennero uccise 13 persone, sarà eseguita il prossimo 3 dicembre. La novità clamorosa riguarda tuttavia le modalità: la fucilazione avverrà in pubblico e la sequenza sarà trasmessa in diretta streaming e televisiva.
A confermare la decisione è stato un funzionario del Dipartimento della Difesa statunitense, facendo seguito alle affermazioni del segretario alla Difesa Pete Hegseth rilasciate all’emittente Real America’s Voice. Hegseth ha spiegato la scelta argomentando che la gravità dei reati commessi richiede conseguenze chiare ed esemplari davanti all’opinione pubblica, precisando che l’esecuzione verrà affidata a un plotone di soldati.
Un precedente storico che manca da novant’anni
Se l’iter verrà confermato senza stop giudiziari, la fucilazione di Hasan rappresenterà la prima esecuzione militare negli Stati Uniti dal 1961 e la prima in assoluto con plotone d’esecuzione dal 1945, anno in cui il soldato semplice Eddie Slovik venne giustiziato in Francia per diserzione.
Ancora più drastica appare la scelta di aprire l’evento agli spettatori e alle telecamere per lo streaming live. Negli Stati Uniti non si registra un’esecuzione pubblica da 90 anni, ovvero dal 1936, quando Rainey Bethea fu impiccato in Kentucky a seguito di una condanna per violenza sessuale.
Oggi la fucilazione come metodo di capitale punizione è prevista dagli ordinamenti di soli cinque Stati americani (Idaho, Mississippi, Oklahoma, Carolina del Sud e Utah). La decisione del Pentagono di riportare in vita la pena di morte mediatica e la fucilazione pubblica nella stessa base militare texana teatro del massacro sta già sollevando una durissima bufera politica e civile a livello internazionale.





