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La difesa di Ilaria Salis, europarlamentare di Avs, ha chiesto la nullità della sentenza con cui il Tribunale del lavoro di Milano ha condannato l’eurodeputata a risarcire con circa 300mila euro complessivi due suoi ex collaboratori, licenziati senza giusta causa secondo i giudici. Al centro della contestazione c’è la presunta irregolarità delle notifiche del procedimento di primo grado: i legali sostengono di non aver ricevuto un atto che consentisse a Salis di essere informata della causa e di esercitare il proprio diritto di difesa.
Si tratta di una questione preliminare che è stata discussa brevemente davanti alla giudice del lavoro di Milano Silvia Marina Ravazzoni che domani deciderà se accogliere la richiesta di nullità. Un verdetto che verrà trasmesso alle parti via pec. Se fosse respinta la questione il processo entrerebbe nel merito. “Attendiamo con serenità la decisione”, le poche parole pronunciate dall’europarlamentare lasciando il Tribunale.
Da parte loro, gli avvocati spiegano che “la decisione di domani sarà sulla corretta instaurazione del contraddittorio, quindi sul fatto che tutte le parti interessate hanno avuto diritto effettivamente a intervenire non in questo Appello ma nel giudizio di primo grado”. “Se la Corte riterrà che le notifiche sono state fatte bene andrà avanti nell’esaminare l’appello, se la Corte riterrà, come auspichiamo, che sono state fatte male, cioè sono nulle, cancellerà la decisione di primo grado e riporterà il processo riavvolgendo il nastro a quando è stato instaurato in primo grado”, aggiunge l’avvocato Federico Manfredi.
L’esito di domani “riguarderà solo la nullità della notifica, non verrà deciso il merito”, aggiungono i difensori. Dunque due le possibilità: o si riporta tutto al primo grado o si riesamina in appello tutto il merito della vicenda.
Attendono domani per commentare i difensori dei due collaboratori – gli avvocati Francesca Verdura, Tiziana Laratta e Sergio Romanotto – che in primo grado si sono visti riconoscere dai giudici un risarcimento di circa 300mila euro per essere stati licenziati “senza giusta causa”. Una sentenza che in primo grado ha visto Ilaria Salis contumace, inutili i tentativi della controparte di notificare il ricorso introduttivo del giudizio all’indirizzo ufficiale di residenza dell’eurodeputata di Avs.
Il risarcimento di circa 300mila euro “risulta suscettibile di incidere in maniera devastante e irreversibile sulla situazione economico-patrimoniale” dell’europarlamentare di Avs “esponendola ad aggressioni esecutive del tutto sproporzionate rispetto alla sua concreta capacità reddituale e patrimoniale”, si legge in uno dei passaggi del ricorso in appello firmato, lo scorso primo giugno, dagli avvocati Federico Manfredi e Chiara Romeo che chiedono la nullità della sentenza di primo grado del marzo 2026.
Dalla documentazione fiscale prodotta, che non riguarda gli anni in cui ha iniziato la sua attività politica – tendenzialmente un’eurodeputata guadagna 10.000 euro lordi (circa 7.800 euro netti dopo trattenute e tasse), si evidenzia – scrivono gli avvocati nel ricorso di oltre 100 pagine – come disponga di “redditi del tutto incompatibili” con quanto stabilito in primo grado. In particolare, “dalla dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta 2024 emerge un reddito complessivo pari a 5.625 euro. Analoga situazione emerge altresì dalla documentazione fiscale relativa all’annualità precedente, dalla quale risulta un reddito imponibile di 4.485 euro”. Si tratta degli anni in cui sostanzialmente era in carcere a Budapest.
La prima sentenza, di cui nell’udienza di oggi è stata chiesta la nullità ai giudici della Corte d’Appello di Milano (sezione Lavoro) – è stata pronunciata, per i legali di Ilaria Salis, “all’esito di un giudizio instaurato mediante notificazione inesistente”: ci sarebbe stato un solo tentativo dell’ufficiale giudiziario, a fronte di una residenza nota e un indirizzo Pec conosciuto. La contumacia “inconsapevole” avrebbe così impedito, per gli avvocati, “di esercitare il proprio diritto di difesa”, ossia evidenziare il “deterioramento del rapporto fiduciario” tra Salis e i suoi due collaboratori che le hanno fatto causa.
I legali chiedono, oltre alla nullità del primo verdetto, anche la sospensione integrale dell’esecuzione o dell’efficacia esecutiva della sentenza impugnata “stante il grave e irreparabile danno che ne deriverebbe”. La prosecuzione dell’esecuzione forzata nei confronti di un membro del Parlamento europeo, “sulla base di una sentenza pronunciata in condizioni di contumacia inconsapevole e in violazione del diritto costituzionale di difesa, determinerebbe anche un gravissimo pregiudizio personale, istituzionale e reputazionale, suscettibile – scrivono i legali – di incidere direttamente sull’esercizio del mandato parlamentare e sulla libera esplicazione dell’attività politica e rappresentativa dell’onorevole Salis”.
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