Quello che doveva essere uno show muscolare della Casa Bianca per galvanizzare la base MAGA rischia di trasformarsi nel più clamoroso autogol politico e militare per Donald Trump. La decisione del capo del Pentagono, Pete Hegseth, di autorizzare la trasmissione in diretta streaming dell’esecuzione di Nidal Malik Hasan — lo psichiatra dell’esercito che nel 2009 massacrò 13 soldati disarmati nella base di Fort Hood — sta provocando una vera e propria muta dentro le forze armate americane.
A guidare la protesta contro la barbarie della “morte in tv”, prevista per il prossimo 3 dicembre, è un comitato d’impatto composto da ben 72 tra ex generali, ammiragli e alti ufficiali in pensione. In una lettera infuocata indirizzata al presidente e al Congresso, le altissime cariche militari hanno chiesto l’immediato annullamento della diretta, definendola un «barbaro abuso di potere» capace di violare la Costituzione e di trasformare un assassino in un «martire» per il radicalismo islamico.
La spaccatura costituzionale: “Un carnevale per il divertimento di voyeur”
I generali ci hanno tenuto a precisare di non essere contrari alla pena di morte per l’autore dell’eccidio di Fort Hood, ma hanno attaccato frontalmente la deriva voyeuristica impressa dall’amministrazione Trump. Mandare in onda il plotone d’esecuzione, accusano i firmatari, svilirebbe quella che dovrebbe essere una «punizione solenne e grave» riducendola a «un carnevale per il divertimento di spettatori e voyeur», in palese violazione del divieto costituzionale contro le pene crudeli e inusitate.
Un attacco durissimo a cui si è aggiunta la presa di posizione dell’arcivescovo Timothy Broglio, guida della Diocesi militare statunitense, che ha bollato come inutile ed esecrabile l’esibizione mediatica dell’uccisione, invitando apertamente i soldati all’obiezione di coscienza su basi religiose.
Il plotone si ribella: fino a 180 soldati pronti a rifiutare l’ordine
Le parole dell’arcivescovo hanno fatto breccia direttamente nella truppa. Secondo quanto rivelato dal presidente della Military Religious Freedom Foundation, Mikey Weinstein, sono già almeno 60 i soldati americani che hanno attivato le procedure di assistenza legale per rifiutarsi di far parte del plotone d’esecuzione, un numero destinato a salire rapidamente fino a 180 militari pronti a disobbedire pur di non sparare davanti alle telecamere.
Uno schiaffo senza precedenti all’autorità di Hegseth e della Casa Bianca che sta spingendo lo stesso Donald Trump a un precipitoso dietrofront. Secondo le ultime indiscrezioni, il presidente americano starebbe valutando di cancellare la diretta streaming: il timore concreto è quello di un pesantissimo contraccolpo elettorale, con il rigetto sdegnato da parte dell’elettorato cristiano e di una larga fetta dell’opinione pubblica americana di fronte a uno macabro spettacolo medievale.





