Matteo Salvini lo aveva invocato a gran voce, punzecchiando per settimane i colonnelli e il fronte nordista affinché trovassero un coraggioso disposto a sfidarlo a viso aperto. Servito: la sfida è stata raccolta, gli indugi sono stati rotti e il fronte dei governatori ha piazzato la sua bomba a orologeria in vista del Congresso del 24 e 25 ottobre.
A contendersi la guida del Carroccio contro il Capitano sarà il senatore ed ex ministro Massimo Garavaglia, presidente della commissione Finanze e, soprattutto, uomo di fiducia del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Un guanto di sfida scagliato direttamente dal cuore della Lega di governo e di territorio contro la svolta sovranista di Palazzo Chigi e di Bruxelles.
La mozione anti-Salvini: “Non siamo un partito di estrema destra”
I punti fermi della mozione di Garavaglia picchiano duro contro la linea politica imposta da Salvini negli ultimi anni. «Sono della Lega e mi candido anche per dire che non siamo un partito di estrema destra. Noi siamo federalisti e siamo il partito dei territori», mette in chiaro l’ex ministro del Turismo. L’obiettivo dichiarato è contare finalmente gli anti-salviniani e certificare con i numeri la spaccatura profonda che da tempo devasta il mondo leghista.
La proposta di rottura di Garavaglia è drastica: sdoppiare il Carroccio, ricreando una Lega Nord autonoma da affiancare a una nascente Lega del Sud, per restituire voce al tessuto produttivo e imprenditoriale padano soffocato dal nazionalismo di governo.
La sponda dei governatori e lo scontro tra le correnti
Dietro la candidatura di Garavaglia si muove un blocco pesante: il presidente della Lombardia Attilio Fontana, l’ormai ex governatore del Veneto Luca Zaia e il presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga. Un fronte compatto che usa l’ironia per sminuire la reazione di Palazzo Chigi. «Mi piace la vena goliardica. Ci divertiamo», punzecchia lo sfidante Garavaglia.
Ma dai fedelissimi salviniani volano gli stracci. Il deputato Igor Iezzi replica a muso duro: «Non è una presa in giro, il congresso è un appuntamento serio e serve rispetto per i militanti. Sentiremo quali sono le idee». Intanto, mentre Salvini da Bruxelles abbozza un sorriso di facciata («Bene, più gente porta idee e meglio è»), il capogruppo Riccardo Molinari cerca di mediare lavorando a una mozione “intermedia” sull’autonomia per evitare il baratro.
La resa dei conti è servita: se le richieste del Nord non verranno accolte nell’assise del 24 e 25 ottobre, avvertono dai vertici lombardi, la spaccatura dentro la Lega rischia di diventare definitiva e irreversibile.





