Mentre la rabbia per il carovita travolge le principali città francesi, il presidente Emmanuel Macron interviene in diretta tv alle venti di domenica sera per tentare di contenere un’ondata d’urto che rischia di far crollare l’esecutivo a sei mesi dalle presidenziali. «Stasera proviamo tutti rabbia e vergogna», ha dichiarato l’inquilino dell’Eliseo dopo una riunione d’emergenza con i vertici della sicurezza. I numeri del weekend tratteggiano una vera e propria frattura sistemica: oltre mezzo milione di persone nelle strade, duemila fermati, più di seicento agenti feriti e municipi storici, come quello di Limoges, devastati dalle fiamme.
Di fronte alla saldatura tra le proteste studentesche e il ritorno dei gilet gialli, la risposta di Macron si concentra sulla linea della repressione: promessa di risarcimenti forzati per i responsabili dei saccheggi e la minaccia esplicita di vietare preventivamente le manifestazioni pubbliche laddove ritenuto necessario.
Tensioni striscianti a Parigi e la faida per le presidenziali
Nonostante i blitz della polizia e l’impiego delle unità speciali CRS8, i disordini sono proseguiti a Place de la République con lanci di lacrimogeni, vetrine infrante e interventi degli idranti. A Mulhouse la tensione ha registrato un ulteriore picco con il grave ferimento di una diciassettenne che ha perso un occhio durante le cariche, episodio su cui è stata aperta un’indagine dell’ispettorato generale di polizia.
Gli eventi sono diventati terreno di scontro elettorale. Marine Le Pen ha attaccato la sinistra di Jean-Luc Mélenchon e accusato il macronismo di aver condotto il Paese a una «profonda crisi di autorità», mentre Jordan Bardella ha promesso il ripristino dell’ordine in caso di vittoria delle destre. Dall’opposizione progressista, Mélenchon ha replicato denunciando la strategia del governo di puntare sulla criminalizzazione delle piazze per dividere le forze sindacali e gli studenti.
Il contagio europeo: dalla rabbia di Lisbona ai droni a Tirana
La crisi francese non rappresenta un caso isolato, ma si inserisce in un’ondata di contestazione sociale che sta attraversando l’intero continente. In Portogallo le rivendicazioni per il diritto all’abitare hanno spinto centinaia di manifestanti ad accamparsi nelle tende a Lisbona e Porto, mentre in Albania la protesta universitaria contro il carovita dura da una settimana.
A Tirana la tensione si è alzata a seguito delle dichiarazioni del premier Edi Rama, che ha denunciato l’intercettazione di un drone carico di esplosivo indirizzato alla sede del governo, attribuendone la regia a ingerenze straniere. Un quadro di destabilizzazione diffusa che dimostra come l’impoverimento della popolazione e l’innalzamento del costo della vita stiano incrinando la tenuta sociale dell’Unione Europea.





