Proseguono per il sesto giorno consecutivo le manifestazioni a Tirana contro il governo guidato da Edi Rama. La protesta, innescata da studenti universitari e liceali che chiedono maggiori fondi per la scuola pubblica e misure contro la disoccupazione e l’inflazione, si è allargata a diversi settori della società e alle principali città dell’Albania.
Domenica mattina le forze dell’ordine hanno rimosso i sampietrini dal boulevard centrale per impedire il lancio di oggetti verso i palazzi istituzionali. Nelle strade si sono registrati nuovi scontri tra i manifestanti — che chiedono le dimissioni del premier al grido di «Rama dimettiti» e «L’Albania non è in vendita» — e la polizia, intervenuta con idranti, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Si contano centinaia di fermi e decine di feriti.
Le cause della mobilitazione: dal carovita all’isola di Sazan
Al malcontento economico si sono aggiunti i dubbi sul progetto turistico previsto sull’isola protetta di Sazan, affidato al fondo della famiglia di Jared Kushner, e le inchieste per corruzione che hanno coinvolto diversi esponenti dell’entourage di governo. L’opposizione di destra guidata da Sali Berisha ha cercato di affiancare la mobilitazione offrendo assistenza legale, ma il movimento studentesco ha ribadito la propria autonomia.
La versione di Rama: droni e ombre di Mosca e Teheran
Il premier Edi Rama ha respinto le accuse attribuendo i disordini a ingerenze esterne: «Abbiamo molte informazioni sull’interferenza nei social media di mani straniere», ha dichiarato su X, citando possibili ruoli di Russia e Iran e sostenendo che «in gioco non c’è il mio potere, ma l’adesione dell’Albania all’Ue».
I moniti dell’Unione Europea e le spaccature interne alla maggioranza
Sui fatti è intervenuta la Commissione Europea con una nota di condanna delle violenze che invita tuttavia le autorità albanesi alla moderazione nella gestione dell’ordine pubblico. Prese di posizione sono giunte anche dall’interno della maggioranza: l’ex ministra dell’Educazione Elisa Spiropali ha invitato il premier a «cercare una soluzione politica» e a «non temere le elezioni».
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