Le conseguenze politiche e le polemiche sull’ordine pubblico legate ai fatti di Milano trovano un fronte compatto all’interno delle forze di opposizione, pronte a chiamare in causa direttamente la responsabilità del governo e del ministero dell’Interno. Nei corridoi della Camera dei Deputati, le forze del centrosinistra chiedono che il ministro Matteo Piantedosi riferisca d’urgenza in aula per spiegare le falle nella prevenzione e nella gestione delle piazze. Il giudizio dei gruppi parlamentari si fa particolarmente duro: se Riccardo Magi di Più Europa definisce il titolare del Viminale senza mezzi termini come “l’agente del caos”, Angelo Bonelli di Avs ne sollecita direttamente le dimissioni. A fare da sfondo all’azione delle opposizioni è una diagnosi sociale ed economica che lega i disordini nelle città al clima di sofferenza del Paese: “Abbiamo un Paese in ginocchio, che si sta infiammando per le difficoltà economiche accumulated in questi quattro anni”, afferma Giuseppe Conte, che accusa l’esecutivo di preferire la strada dell’ennesimo decreto sicurezza contro i minorenni rispetto all’ascolto di un’Italia piegata dal carovita e segnata dalle notizie sui supermercati vuoti a Sud o dai blocchi degli autotrasportatori.
Lo stallo sulle primarie tra la fretta di Conte e i tempi di Schlein
Se l’azione di contrasto al governo Piantedosi trova una sponda unitaria, la costruzione della coalizione di governo mette in luce frizioni rilevanti sul percorso organizzativo. Il leader del Movimento 5 Stelle spinge per convocare al più presto il tavolo programmatico e definire la data delle primarie per l’incoronazione del candidato premier: “Dobbiamo sbrigarci in modo da consentire alla coalizione di contrapporre a Meloni una voce chiara e unica”, sottolinea Conte. Una sollecitazione che incontra però le cautele del Partito Democratico. La segretaria Elly Schlein e i vertici del Nazareno preferirebbero infatti rinviare la consultazione popolare ai primi mesi del 2027, magari dopo che la Corte Costituzionale si sarà pronunciata sulla legge elettorale. Oltre ai tempi, la tensione riguarda le regole d’accesso e il numero dei concorrenti in campo, con Conte che chiede di evitare che la contesa si trasformi in “un duello rusticano” a due e sollecita la possibilità di affiancare il voto online ai gazebo tradizionali.
La sintesi sulla politica estera e la proposta per la Palestina
Nonostante le divergenze sul calendario elettorale, i leader della coalizione progressista cercano di mettere in vetrina la convergenza sui grandi temi della politica internazionale. Sulla crisi in Medio Oriente la sintesi viene indicata come ormai acquisita: “Sul Medio Oriente siamo allineati al 100%”, rivendica Elly Schlein a margine di un’iniziativa promossa per chiedere il divieto di commercio con le colonie israeliane illegali in Cisgiordania e la sospensione dell’accordo UE-Israele. La segretaria dem ha espresso posizioni molto chiare sulla linea diplomatica europea: “È insopportabile il doppio standard che c’è stato anche in UE con la Russia di Putin”. Sulla stessa lunghezza d’onda si pone Nicola Fratoianni, che alza la posta sul futuro governo e scandisce: “Al primo Consiglio dei ministri riconosceremo lo stato di Palestina”. Un’intesa sui contenuti che le opposizioni puntano ora a trasformare in mobilitazione di piazza contro il carovita per provare a unificare l’elettorato.





