Dallo Studio Ovale della Casa Bianca, Donald Trump torna a vestire i panni del giudice supremo delle dinamiche politiche del Vecchio Continente, lanciando un duro ultimatum ai governi europei sulle politiche di gestione dell’immigrazione. “L’Europa deve cambiare altrimenti non rimarrà un’Europa”, ha affermato il presidente americano nel corso di un punto stampa con i giornalisti, dipingendo un quadro apocalittico delle tensioni sociali in corso al di là dell’Atlantico.
Nel mirino del tycoon finisce in primo luogo la Francia, descritta come un Paese ormai sull’orlo del baracollo istituzionale: “Se guardate quello che è successo in Francia, io da tanto tempo osservo gli altri Paesi e non ho mai visto una cosa del genere. È stata una rivolta, una protesta, una vera rivoluzione che continua, ed è maggiormente a causa dell’immigrazione”. Ma il monito di Trump risparmia solo in parte Roma. Riferendosi al panorama politico italiano e alle recenti tensioni di piazza, l’inquilino della Casa Bianca ha avvertito che il fenomeno “è successo anche in Italia, in scala minore ma è lì, è latente”, tracciando un parallelo diretto tra l’accoglienza dei migranti e la tenuta dell’ordine pubblico nei Paesi dell’Unione.
L’appello alle espulsioni di massa e le fake news su Londra e Spagna
Il ragionamento di Trump si traduce in una ricetta drastica: per salvare il continente serve la mano dura e l’allontanamento immediato degli stranieri. “Se entrano nel Paese persone a cui non piace il Paese, non piacciono gli edifici, l’arte, la gente, non hanno ragione di non fare quello che hanno fatto in Francia”, ha incalzato il presidente USA, rivelando di aver pressato direttamente il capo dell’Eliseo: “L’ho detto al presidente Macron, un mio amico sin dall’inizio: se non stoppi il problema dell’immigrazione non avrai più un Paese”. L’attacco si è poi allargato alla Germania, al Regno Unito — puntando il dito contro il primo cittadino di Londra, Sadiq Khan, definito “orribile” — e alla Spagna, evocando la necessità di espulsioni di massa: “Devono muoversi perché non hanno molto tempo, devono rimuovere le persone, gli insurrezionisti e cacciarli dal Paese”.
Nel corso dell’invettiva non sono mancate le consuete iperboli e ricostruzioni imprecise da parte del presidente americano. Nel citare il caso spagnolo, Trump ha sostenuto che “centinaia di migliaia di persone in pochi minuti hanno fatto irruzione nel Paese”, scambiando l’episodio dell’enclave di Ceuta per un’invasione su vasta scala e ignorando che la stragrande maggioranza degli entrati sia stata riaccompagnata oltre confine nel giro di poche ore. L’attacco alle cancellerie europee è servito infine a Trump per blindare la propria propaganda interna, vantando i risultati ottenuti sul confine messicano dove, a suo dire, negli ultimi 17 mesi “non è entrato nessuno illegalmente”.





