Mentre il conflitto alle porte dell’Europa continua a consumare il Paese e la diplomazia Washington-Mosca non produce svolte decisive, le cancellerie del continente provano a riprendere l’iniziativa per evitare di essere colte di sorpresa o tagliate fuori dalle decisioni fondamentali. Secondo quanto rivelato dal quotidiano britannico The Telegraph, che cita riservate fonti diplomatiche, tra i leader europei è in corso un’articolata consultazione per individuare una delegazione di primissimo piano incaricata di trattare direttamente con il presidente russo Vladimir Putin. Tra i profili al vaglio per rappresentare gli interessi del continente figura anche la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni.
La spinta a cercare un canale negoziale autonomo nasce dai timori sempre più scoperti dei governi europei nei confronti dell’approccio del presidente statunitense Donald Trump. Dopo oltre un anno di mediazioni e annunci targati Casa Bianca rimasti senza esito, a Bruxelles e nelle principali capitali cresce la paura che un eventuale intesa bilaterale tra Washington e il Cremlino possa svendere la sicurezza europea e sacrificare gli interessi strategici dei Paesi membri. Di qui la necessità di schierare una squadra di negoziatori capace di sedersi direttamente al tavolo delle trattative con il leader del Cremlino.
Il rebus della posizione comune e l’ipotesi di un pool di leader
La strada verso un mandato negoziale resta tuttavia irta di ostacoli politici e procedurali. Per superare i veti incrociati, le storiche rivalità tra le capitali e l’impossibilità di trovare una singola figura sintetica — vista anche la indisponibilità del presidente del Consiglio europeo António Costa ad assumere il ruolo —, l’opzione più accreditata è quella di inviare una delegazione plurale. Oltre a Giorgia Meloni, nella rosa dei potenziali inviati figurano il presidente finlandese Alexander Stubb (ritenuto figura sintonizzata con i vertici trumpiani), il presidente ceco Petr Pavel, la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre.
Un ruolo di primissimo piano in questo lavorìo sottotraccia lo gioca il ceco Pavel, forte della sua passata esperienza ai vertici militari della Nato. Pavel ha teorizzato l’urgenza di conferire un mandato a un ristretto “gruppo di persone” anche al di fuori dei canali formali dell’Unione Europea, dato il noto rifiuto di Putin di riconoscere l’Ue come controparte istituzionale. Lo spettro di un’escalation verso uno scontro militare diretto tra Russia e Occidente impone, secondo le diplomazie al lavoro, di mettere sul piatto anche incentivi economici e una progressiva revisione delle sanzioni, subordinandola però a un rigido cessate il fuoco. Un passaggio cruciale che imporrà prima di tutto a Palazzo Chigi e ai partner europei di trovare un vero, duraturo consenso interno prima di presentarsi di fronte a Mosca.





