venerdì 23 Ottobre 2026

Niente recupero, solo manette. La ricetta shock di Nordio sui minori: “Faremo più carceri”

La risposta del governo al disagio giovanile dopo i disordini di Milano: il ministro della Giustizia propone di ammassare i ragazzi under 18 negli penitenziari per adulti. Insorgono opposizioni, magistrati, avvocati e terzo settore: "Una deriva autoritaria e incostituzionale, così lo Stato dichiara la propria resa".

Di Redazione
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Ragazzi, è tempo di puntare tutto sulla pura. La strategia del governo Meloni sul giovanile e sulla criminalità minorile si riassume in poche ed esplicite : nuove celle, più carcere e pugno duro contro i giovanissimi. A tracciare la ricetta shock dell’esecutivo, a una settimana dai disordini che hanno infiammato Milano, è lo stesso Carlo Nordio. Le sue dichiarazioni rilasciate in tv segnano una linea di rottura senza precedenti: di fronte al sovraffollamento e alla saturazione dei 19 Istituti penali per i minorenni (Ipm) italiani, l’idea è quella di riaprire le porte dei per adulti — già al collasso da anni — per stiparvi dentro gli arrestati under 18.

«Il sistema carcerario minorile è effettivamente in sofferenza. Una di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta», ha premesso il Guardasigilli per giustificare la raffica di fermi. «Se l’alternativa è quella di fare in modo che devastino una città o di lasciarli liberi, allora la sicurezza dello Stato va a farsi benedire. Vi sono dei momenti in cui è necessario spedire dietro le sbarre questi minori violenti, purtroppo». Una posizione resa ancora più spietata dall’ipotesi di lavoro prefigurata subito dopo: studiare accordi per destinare i minorenni a sezioni o settori ricavati direttamente nelle carceri ordinarie.

Insorgono PD, M5S, toghe e : “Deriva autoritaria e resa dello Stato”

Le esternazioni del Guardasigilli hanno provocato un’immediata e furiosa levata di scudi. Le opposizioni parlano apertamente di una deriva autoritaria e incostituzionale. Per il Partito Democratico con Federico Gianassi, si tratta di “parole aberranti”: «Nordio, invece di mettere dentro i 14enni, si assicuri che il governo gestisca l’ordine pubblico e metta in campo per i giovani». Dello stesso tenore l’attacco del leader del M5S Giuseppe Conte: «Se un ministro dice che la risposta alle violenze sono i massicci arresti di giovani e ampliare le carceri, vuol dire che non sei un politico, devi andare a casa». Rincara la dose Riccardo Magi (+Europa): «L’ garantista prefigura scenari cileni, dichiarando la bancarotta dello Stato».

Accanto alla politica si schierano compatti l’Organismo congressuale forense — che ricorda come la giustizia non possa mai rinunciare alla funzione rieducativa e al recupero dei ragazzi — e le toghe progressiste di Area, che invitano il ministro a “rileggere Collodi” e a investire su scuola, prevenzione e servizi sociali. Durissimo il terzo settore: l’associazione parla di “retromarcia spericolata sia a livello giuridico che culturale”, mentre il presidente di Antigone Patrizio Gonnella sottolinea come “queste dichiarazioni restino come il sigillo cupo a un sistema minorile che stanno militarizzando”, ricordando che per la prima volta nella storia repubblicana su due Ipm pendono procedimenti per tortura.

Dalla maggioranza, mentre i partiti mantengono un silenzio di gelo, interviene il sottosegretario leghista Andrea Ostellari per respingere le accuse: «C’è la solita sollevazione dovuta a pregiudizi. Da quattro anni curiamo l’intero sistema giudiziario minorile che qualcuno voleva smantellare, abbiamo realizzato tre nuovi istituti e aumentato gli agenti». Ma il dato politico resta netto: l’effetto domino del Decreto Caivano ha fatto esplodere le presenze negli Ipm e, mentre dentro le strutture si contano le celle, fuori per il recupero e il futuro dei giovani continua a essere notte fonda.

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