La minaccia dei massicci arresti e la militarizzazione preventiva delle piazze invocata dal governo non hanno fermato la protesta: l’hanno soltanto resa inafferrabile. Nel sabato più caldo dell’autunno politico, il “Movimento 17 Ottobre” spiazza il Viminale e gli apparati di sicurezza lanciando la strategia liquida del “be water”: cancellati tutti i vecchi raduni ufficiali (a partire da Piazza Duomo a Milano e Piazza Nettuno a Bologna), la rete antagonista ha rivoluzionato l’organizzazione della mobilitazione per sfuggire ai cordoni delle forze dell’ordine.
«Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro», hanno scandito gli organizzatori nel loro ultimo comunicato diffuso sui social. Il nuovo schema prevede la convocazione in tre distinti concentramenti segreti comunicati solo alle 14:30, per poi far confluire i cortei un’ora dopo in un unico punto nevralgico. «Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto. Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati», tuona il movimento, rigettando le accuse di violenza e rilanciando la lotta contro la risposta “esclusivamente securitaria” dell’esecutivo.
Allerta dell’Ambasciata USA a Roma: “Tenete un profilo basso”
Il clima di tensione pre-insurrezionale ha fatto scattare l’allarme rosso anche oltreoceano. L’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma ha diramato un’allerta ufficiale a tutti i propri cittadini presenti in Italia, raccomandando la massima cautela, l’evitamento categorico dei percorsi delle manifestazioni e un “profilo basso” per l’intera giornata.
Nella sola Capitale, la mappa del rischio tracciata dalle rappresentanze diplomatiche americane comprende tre distinti cortei ad alto rischio: la marcia della destra studentesca (Azione Universitaria) da Piazza della Libertà a Piazza Risorgimento, il corteo contro la guerra da Piazza della Repubblica ai Fori Imperiali e la temuta “piazza fluida” del Movimento 17 Ottobre, accreditata a convergere verso la zona del Circo Massimo.
Valditara soffia sul fuoco: “Degrado morale, sono quasi tutti stranieri“
A surriscaldare ulteriormente gli animi, gettando benzina sul fuoco delle polemiche, ci ha pensato il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’esponente di governo ha escluso categoricamente ogni matrice sociale o economica dietro i disordini, puntando l’indice contro la mancanza di valori e l’immigrazione:
«All’origine di queste violenze non ci sono le difficoltà economiche. C’è un allarmante degrado morale e culturale. Chi in famiglia ha acquisito valori solidi non spacca e non ruba. Se andiamo a vedere cosa si scambiano nelle chat, c’è l’espressione di un degrado forte. Non sono tutti stranieri, è indubbio, ma il fatto che la maggioranza lo sia e appartenga a una determinata area culturale dovrebbe farci riflettere».
Una lettura etnicizzata delle tensioni giovanili che ha sollevato l’immediata indignazione delle opposizioni e dei collettivi studenteschi. Mentre il governo continua a promettere le manette e a delegittimare il disagio, il paese si prepara a un pomeriggio d’assedio ad alta intensità.





