martedì 27 Ottobre 2026

Migliora il livello di benessere ma persiste il divario Nord-Sud e oltre 5,4 milioni di italiani sono in povertà assoluta

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – La mappa del benessere in Italia, tracciata da una serie di indicatori che monitorano le condizioni socio-economiche dei cittadini, in linea generale migliora a livello nazionale tuttavia si conferma il divario Nord-Centro con il Mezzogiorno, laddove si annidano sacche di povertà più marcate. E’ la fotografia scattata dal rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile) dell’Istat, giunto alla 13esima edizione e presentato a Roma nella sede dell’istituto di statistica. Infatti dei 132 indicatori per cui è possibile il confronto con l’anno precedente, 54 migliorano, 55 sono stabili e 23 peggiorano. Nel lungo periodo il quadro risulta ancora più positivo: oltre la metà degli indicatori migliora (70 su 133 per cui è possibile il confronto di lungo periodo), 24 peggiorano, mentre per 39 indicatori non è possibile stabilire una tendenza univoca. Mentre tutte le regioni del Nord e del Centro (con l’eccezione del Lazio) registrano prestazioni superiori alla media nazionale per almeno la metà degli indicatori Bes disponibili a livello regionale, nel Mezzogiorno (fatta eccezione per l’Abruzzo) la maggioranza degli indicatori segnala livelli inferiori alla media Italia. La distanza tra Nord e Mezzogiorno appare particolarmente evidente in domini chiave come Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico e Relazioni sociali. Ciononostante, il quadro non è del tutto omogeneo: Abruzzo e Sardegna si distinguono spesso in positivo nel contesto meridionale, con valori in linea con la media nazionale, mentre in settori come Innovazione, e creatività si evidenziano ritardi anche in alcune regioni centro-settentrionali (come Valle d’Aosta e Liguria). 

Ma la povertà aumenta e colloca l’Italia al ventunesimo posto per il rischio di povertà o esclusione sociale tra i Paesi dell’Ue. Nel 2025, tale indicatore è il 22,6% delle persone residenti in Italia contro il 20,9% del complesso dei residenti nell’Unione europea. Nel 2025 oltre 5,4 milioni gli italiani risultano in e si conferma più difficile la condizione delle famiglie numerose e di quelle con almeno un figlio minore. Le famiglie in povertà assoluta in Italia sono l’8,0% sul totale delle famiglie residenti rappresentando il 9,3% dei residenti. L’incidenza di povertà assoluta individuale si mantiene più elevata nel Mezzogiorno 11,5%, era il 12,5% nel 2024. Segue il Nord con l’8,5% (era 8,8% del 2024), e il Centro conferma i valori più contenuti con il 7,4% (era 7,6% nel 2024). La povertà sale di 2,4 punti percentuali dal 2014 al 2025. Nel lungo periodo, l’incidenza di povertà assoluta individuale ha una tendenza negativa, passando dal 6,9% del 2014 al 9,3% del 2025, +2,4 punti percentuali. 

Il Friuli-Venezia Giulia e le due Province Autonome presentano, in almeno 10 sui 12 domini di benessere, valori medi superiori al valore dell’Italia. All’opposto, Campania, e Calabria hanno, in almeno 10 dei 12 domini, valori medi peggiori rispetto al riferimento nazionale. La distanza tra Nord e Mezzogiorno appare particolarmente evidente in domini chiave come Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico e Relazioni sociali. Ciononostante, il quadro non è del tutto omogeneo: Abruzzo e Sardegna si distinguono spesso in positivo nel contesto meridionale, con valori in linea con la media nazionale, mentre in settori come Innovazione, ricerca e creatività si evidenziano ritardi anche in alcune regioni centro-settentrionali (come Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e Liguria). I domini relativi a Sicurezza, Benessere soggettivo e Ambiente mostrano una variabilità territoriale più articolata che non segue il classico gradiente Nord-Sud. In particolare, nel dominio Sicurezza le regioni del Mezzogiorno (ad eccezione della Campania) registrano livelli migliori della media nazionale, mentre le grandi aree metropolitane del (prima di tutto il Lazio, seguito da Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana) sono penalizzate da una maggiore incidenza di reati predatori e violenze. 

Il confronto con l’ (media Ue 27), basato su 40 indicatori, evidenzia una situazione più favorevole per l’Italia per 12 indicatori e meno favorevole per 18. L’Italia mostra i risultati migliori nei domini della , della Sicurezza e per alcuni indicatori sull’Ambiente; le maggiori criticità nei domini dell’Istruzione e formazione, del Lavoro e conciliazione dei tempi di vita e dell’Innovazione, ricerca e creatività. Le quote di persone con almeno il diploma e di laureati sono inferiori rispettivamente di 14,2 e 13,7 punti percentuali rispetto alla media europea, con divari leggermente più accentuati tra gli . Valori inferiori all’Ue27 si registrano anche per le competenze digitali almeno di base (54,3%; 60,4% Ue27) e la quota di giovani che non lavorano e non studiano (Neet) resta superiore alla media europea (13,3%; 11,0% Ue27). Il tasso di occupazione è inferiore di 8,5 punti percentuali rispetto alla media europea, con un divario particolarmente ampio tra le donne (-13,3 punti contro -3,8 per gli uomini). Criticità emergono anche per il tasso di mancata partecipazione e per il part-time involontario. Quest’ultimo registra uno degli scostamenti più elevati in termini relativi (-4,6 punti percentuali nel complesso e -8,2 punti tra le donne). Nel dominio Innovazione, ricerca e creatività l’Italia mostra ritardi rispetto alla media Ue27, soprattutto per la quota di lavoratori della conoscenza (-8,1 punti percentuali) e per l’intensità di ricerca (pari a 1,40% del Pil per l’Italia, 2,26% per l’Ue). In controtendenza gli investimenti in proprietà intellettuale che crescono a un tasso più elevato della media europea (inferiore tuttavia a quello di alcuni principali paesi membri). 

Notizie positive invece arrivano sul fronte della con il storico speranza di vita alla nascita, che è di 83,7 anni, in lieve aumento rispetto al 2024 (+0,2 anni secondo le stime provvisorie più recenti) e di oltre un anno rispetto al 2014, quando era pari a 82,6 anni. Si raggiunge così il massimo livello mai rilevato: per gli uomini si arriva a 81,7 anni e per le donne a 85,7. La speranza di vita alla nascita, che in Italia è tra le più alte al mondo, si mantiene su livelli superiori alla media europea. A livello territoriale, il divario è aumentato rispetto al 2004, quando la speranza di vita nel Nord era solo 0,7 anni più alta di quella del Mezzogiorno, oggi è 1,4. Inoltre, gli anni attesi di vita in buone condizioni di salute tornano ad aumentare dopo 4 anni consecutivi di calo, e nel 2025 sono 59,1 (erano 58,2 nel 2024). Tuttavia, quasi la metà delle persone di 75 anni e più è in cattive condizioni di salute, quota più alta tra le donne, infatti le condizioni di cronicità e limitazioni gravi tra le persone di 75 anni e più si attestano al 47,2%. Il valore è stabile rispetto al 2024, ma in miglioramento rispetto al 2014 (51,9%). Si tratta di una condizione di fragilità più frequente tra le donne (53,4% rispetto al 38,5% degli uomini) e che aumenta con l’ (40,0% tra i 75 e i 79 anni, 58,6% dagli 85 anni in avanti). 

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