mercoledì 28 Ottobre 2026

‘You can see everything’, arriva in Italia il documentario di cui tutti stanno parlando

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Chiunque abbia visto la serie ‘The Dropout’ credeva di conoscere già ogni dettaglio della di Elizabeth Holmes e del caso Theranos. E invece . ‘You can see everything’, il documentario firmato da Fielder e Lance Oppenheim, è riuscito nell’impresa più difficile: trasformare un caso apparentemente archiviato in un’ossessione. Con oltre 45 milioni di dollari incassati negli Stati Uniti, un forte sostegno da parte del pubblico e la concreta possibilità di entrare nella corsa agli Oscar, il film dimostra che esistono ancora opere capaci di sfuggire alle formule del marketing tradizionale e di conquistare gli cinefili e non grazie a qualcosa di sempre più raro: il mistero. A fare il resto è stato il passaparola. Uno strumento che molti considerano ormai superato, ma che continua a dimostrarsi decisivo quando un film riesce davvero a entrare nella conversazione pubblica. Lo ha dimostrato anche in Italia con il successo di ‘C’è ancora domani’ di Paola Cortellesi. Perché quando il pubblico diventa il primo ambasciatore di un film, le regole del mercato possono cambiare. E infatti ‘You can see everything’ potrebbe continuare ad attirare spettatori nelle sale per tutto l’ ed è destinato a diventare uno dei documentari non musicali di maggior successo di sempre. Un traguardo significativo per un film di quasi tre ore, promosso appena un mese prima dell’uscita. Al momento, il record d’incassi per un documentario appartiene a ‘Michael Jackson’s This Is It’, che nel 2009 raccolse 267 milioni di dollari. E ora il doc si prepara a debuttare nelle sale italiane come evento speciale il 27, 28 e 29 novembre, distribuito da I Wonder Pictures. 

A prima vista, nulla lasciava presagire un risultato simile. Da un lato c’è un documentario che sfiora le tre ore di durata. Dall’altro, una storia che il pubblico conosce già bene grazie alla serie ‘The Dropout’ con Amanda Seyfried e al documentario ‘The Inventor’ di Alex Gibney (reduce dall’ultima Mostra del Cinema di Venezia dove ha presentato il doc di 4 ore su Elon Musk). Eppure il film prodotto da A24 è diventato uno dei casi cinematografici dell’anno. Negli Stati Uniti ha esordito con 15 milioni di dollari in appena 855 sale (ha segnato il miglior debutto per un documentario dai tempi di ‘Fahrenheit 9/11’ di Michael Moore), per poi crescere addirittura nel secondo weekend, raggiungendo 19,5 milioni e registrando un raro incremento del 25%. Un risultato quasi impensabile nell’attuale panorama cinematografico, soprattutto per un documentario. Oggi l’incasso complessivo ha superato i 45 milioni di dollari, a fronte di un budget di produzione di circa 7 milioni. Ma i numeri spiegano soltanto una parte del fenomeno. Uno degli elementi decisivi è stato il riserbo assoluto che ha accompagnato la lavorazione del progetto. La presenza della pellicola è stata rivelata soltanto attraverso una proiezione a sorpresa al Telluride Film Festival, in un’epoca in cui la promozione spesso comincia mesi, se non anni, prima dell’uscita. Una strategia controcorrente che ha alimentato curiosità e aspettative, dimostrando come il fattore sorpresa possa ancora funzionare nell’era dei social e degli spoiler. A fare il resto è stato il passaparola.  

A sorprendere è inoltre un dato che riguarda il pubblico. Circa il 70% degli spettatori, come riporta ‘Variety’, nel weekend di apertura aveva meno di 35 anni, un’affluenza inaspettatamente giovane per un’opera non fiction, smentendo almeno in parte l’idea che le nuove generazioni siano interessate esclusivamente ai franchise e ai blockbuster. Tuttavia, non è una sorpresa per A24, che negli anni ha coltivato un pubblico giovane e fedele grazie a film d’autore e di grande impatto estetico come ‘Marty Supreme’ e ‘Everything Everywhere All at Once’. Anche le uscite di quest’anno – ‘The Drama’, ‘Backrooms’ e ‘Primetime’ (di Lance Oppenheim con Robert Pattinson, presentato nell’ultima edizione della Mostra del Cinema di Venezia) – hanno riscosso successo per lo studio indipendente. Questo non significa che il pubblico correrà in massa a vedere un film targato A24. Lo dimostrano due recenti uscite dello studio che hanno deluso al botteghino: ‘Misty Green’, la commedia drammatica hollywoodiana diretta da Chris Rock, e ‘The Death of Robin Hood’, rilettura revisionista del celebre fuorilegge con Hugh Jackman. Infine, un altro punto di forza sta nella capacità del documentario di superare il mero racconto della di Theranos, la startup fondata da Elizabeth Holmes nel 2003 che prometteva di rivoluzionare la diagnostica attraverso un dispositivo in grado di effettuare centinaia di analisi con una sola goccia di sangue. Una che si rivelò però una truffa: nel 2015 un’inchiesta del ‘Wall Street Journal’, sostenuta dalle testimonianze di ex , fece crollare il castello di carte, portando al dell’azienda e, nel 2022, alla condanna di Holmes a 11 anni e 3 mesi di per aver ingannato gli investitori. Ma il doc si spinge oltre, trasformando una delle più celebri frodi della Silicon Valley in una riflessione più ampia sui meccanismi del potere, sul controllo della narrazione e sulla costruzione del consenso. Trentaquattro giorni prima di entrare in carcere per scontare la sua condanna, Elizabeth Holmes apre infatti le porte della propria vita a una . Quello che nasce come un semplice ritratto documentaristico diventa progressivamente un gioco di specchi tra chi osserva e chi viene osservato, in cui la costruzione dell’immagine pubblica conta quanto la realtà stessa. Attraverso la vicenda di Holmes e del suo compagno Billy Evans, i due autori mettono in discussione la costruzione dell’immagine pubblica e l’affidabilità del racconto, spostando il discorso su una questione ben più contemporanea: è ancora possibile distinguere la verità dalla sua rappresentazione? 

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