I Paesi Bassi rinunciano anche all’Eurovision Song Contest 2027. La NPO, l’organizzazione che coordina il servizio pubblico radiotelevisivo olandese, ha interrotto i preparativi per il ritorno in gara, confermando le riserve legate alla partecipazione di Israele e alle tensioni provocate dalle operazioni militari nella Striscia di Gaza.
Lo scorso maggio, oltre ai Paesi Bassi, anche Spagna, Islanda, Irlanda e Slovenia avevano annunciato il ritiro. Una decisione che aveva dato vita a uno dei più significativi boicottaggi politici nella storia del concorso, nato nel 1956. La manifestazione del 2027 si svolgerà in Bulgaria, ma le nuove defezioni rischiano di alimentare ulteriori polemiche.
La decisione della televisione olandese
La NPO aveva già affrontato la questione ad agosto, quando aveva inizialmente annunciato il ritiro, salvo poi rivedere la propria posizione. Ora la decisione è definitiva, come ha spiegato Jurre Bosman, direttore dei media dell’emittente.
«Sappiamo da tempo che la partecipazione di Israele suscita reazioni contrastanti nella società ed è fonte di dibattiti e divisioni. Per questo motivo, dopo aver consultato il Consiglio delle emittenti, la NPO ha deciso di rinunciare a partecipare all’edizione 2027», ha dichiarato Bosman.
Martin Green, direttore dell’Eurovision Song Contest, ha espresso rammarico per la rinuncia, rispettando tuttavia la scelta olandese. Ha inoltre ribadito l’importanza della manifestazione come occasione d’incontro tra culture diverse.
«Crediamo che l’Eurovision Song Contest sia importante in un mondo diviso», ha affermato Green, sottolineando il valore della musica e della creatività come strumenti di condivisione.
Anche la Spagna potrebbe rinunciare
Il forfait olandese potrebbe essere seguito da quello della Spagna, che valuta la possibilità di non partecipare per il secondo anno consecutivo. L’ipotesi era già emersa nelle dichiarazioni di José Pablo Lopez, presidente della radiotelevisione pubblica spagnola RTVE.
Intanto, l’EBU, l’organizzazione che coordina il concorso, ha modificato il regolamento relativo alla scelta del Paese ospitante. In base alle nuove disposizioni, uno Stato vincitore coinvolto in una guerra non potrà organizzare automaticamente l’edizione successiva: l’organizzazione designerà una sede alternativa.
Il precedente dell’Ucraina
La modifica richiama quanto accaduto all’Ucraina, vincitrice dell’edizione 2022. A causa dell’invasione russa, il Paese non poté ospitare il concorso nel 2023 e l’EBU trasferì la manifestazione a Liverpool, nel Regno Unito. Nel 2017, invece, Kiev aveva accolto l’Eurovision nonostante il conflitto in corso nel sud del territorio dal 2014.
Il nuovo ritiro dei Paesi Bassi conferma quanto le tensioni internazionali incidano sulla manifestazione. La possibile assenza di altri Paesi rischia di ampliare le divisioni attorno all’Eurovision 2027, mentre l’organizzazione cerca di preservare il carattere internazionale del concorso.
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