(Adnkronos) – Dal taglio dell’Irpef al Fondo valore nuovi nati, passando per il contributo chiesto alle banche. Il sottosegretario all’Economia Federico Freni, in una intervista all’Adnkronos, fa il punto sulla manovra da 26 miliardi appena varata dal governo. Misure selettive ma efficaci, negli obiettivi dell’esecutivo, in un contesto di elevata incertezza a causa dei conflitti.
Sottosegretario, è s
oddisfatto del ddl?
“Con questa manovra diamo risposte ai problemi del Paese. Concentriamo le risorse a disposizione su misure che pensiamo possano dare un sostegno concreto a famiglie e imprese in un momento di certo non facile. Forse qualcuno ha dimenticato che ci sono due guerre in corso, con tutto ciò che questo implica in termini di effetti sull’economia reale. Proprio per questo la manovra punta a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie pur senza rinunciare a promuovere azioni di medio-lungo periodo, puntando sugli investimenti come leva per lo sviluppo e la crescita. Famiglia, giovani, natalità, previdenza, imprese, potere d’acquisto, salute: sono queste le fondamenta di un disegno che si pone in continuità con il lavoro svolto negli ultimi quattro anni”.
Cosa risponde alle critiche delle opposizioni?
“Ciascuno fa il suo mestiere, le critiche non ci turbano. Tenere i conti in ordine e sostenere famiglie, lavoratori e imprese non è la cosa più semplice di tutte in questo periodo. È facile proporre ricette mirabolanti quando non si hanno responsabilità di governo: le sciocchezze, così, restano scritte sull’aria. Noi invece dobbiamo scrivere il bilancio dello Stato. Abbiamo il privilegio e il dovere di mandare avanti il Paese, e governare significa scegliere. Quindi, senza scandalo per nessuno, ciascuno continui a fare il proprio legittimo mestiere. Ovviamente anche per i prossimi cinque anni”.
E in vista dell’iter di Bilancio in Parlamento cosa prevede, lei che di Finanziarie ne ha già fatte tante?
“Diffido come sempre dai facili allarmismi di questi giorni: sono convinto che non ci sarà nessun assalto alla manovra. Come ogni anno – e ormai seguo la manovra in Parlamento da tanti anni – troveremo una sintesi delle istanze di tutti i gruppi parlamentari. In ogni caso io ho pronte notevoli scorte di tè per le notti in commissione”.
Tra le principali misure il taglio dell’Irpef al 33% per i redditi fino a 55mila euro, quali benefici in busta paga?
“L’estensione dell’aliquota Irpef del 33% ai redditi fino a 55mila euro si pone in continuità con gli interventi degli scorsi anni. L’allargamento del secondo scaglione permetterà ai contribuenti interessati dall’intervento di pagare fino a 500 euro di tasse in meno all’anno. Se prendiamo in considerazione tutte le manovre, il risparmio complessivo arriva fino a 1.200 euro all’anno. Direi che i numeri spiegano più di ogni altra parola l’importanza di una misura che punta ad aiutare il ceto medio, la spina dorsale della nostra economia”.
Con l’estensione della flat tax alle partite Iva con ricavi fino a 100mila euro invece ‘accontentate’ gli autonomi, sempre che l’Ue non bocci la misura…
“Abbiamo voluto dare un segnale sia alle partite Iva e agli autonomi che ai lavoratori dipendenti. Per noi non esistono lavoratori di serie A e lavoratori di serie B. Crediamo nella flat tax come modello economico e continueremo a lavorare per ampliarne lo spettro. La regola è sempre la stessa: pagare tutti, pagare meno. È una questione di rispetto i lavoratori, qualunque sia il loro regime fiscale. Chi mette gli uni contro gli altri fa un gioco sporco”.
Ma la manovra ha portato anche malumori con il nuovo contributo da oltre 5 miliardi di euro chiesto alle banche..
“In un momento di obiettiva difficoltà il contributo del sistema finanziario si è rivelato essenziale. Non c‘è una postura punitiva nei confronti del settore: banche e assicurazioni sono, e restano, la spina dorsale del sistema finanziario del nostro Paese. Purtroppo governare, soprattutto governare l’economia, significa spesso mediare tra il giusto e il necessario. Ma sono convinto che, come sempre, con il dialogo e il confronto troveremo una sintesi che, per usare un’espressione di mia nonna, ci consenta di ‘continuare a fare il pane con la farina che abbiamo’. Peraltro, senza ricorrere a facili strumentalizzazioni, il principio ‘chi ha di più deve dare di più’ si deve poter esplicitare in un esercizio di democrazia per aiutare chi oggi ha di meno”.
Parlando di banche, piccola digressione su Mps dove il Mef è ancora azionista con una quota residuale del 4,86%, come vede il risiko in corso?
“Come detto più volte: il mercato fa, il governo osserva. Con ovvio interesse, ma osserva”.
E su Generali?
“Siamo solo osservatori, nulla di più. Ma personalmente sarei orgoglioso se il risparmio degli italiani restasse in mani italiane”.
Ma torniamo al ddl Bilancio: c’è pure il fondo per l’anticipo della pensione caro al Carroccio…
“Il fondo per l’anticipo pensionistico nasce su preciso input della Lega. Nelle prossime settimane si arriverà a un dettaglio delle misure, ma l’obiettivo è già chiaro: vogliamo estendere la possibilità di andare in pensione a 64 anni. Nessun privilegio, niente favoritismi. Intendiamo solo dare un’opzione aggiuntiva a chi ha i requisiti per lasciare il lavoro in anticipo. Chi, in queste ore, spinge per intestarsi la paternità del fondo non ha forse compreso il senso di questo intervento. I fondi, così come tutto il bilancio, non sono di un partito o di un altro. Sono degli italiani e per gli italiani”.
Dai pensionati ai neonati, è stata accolta con favore – ieri anche dal governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, la misura per il ‘salvadanaio’ previdenziale per i nuovi nati, è soddisfatto?
“Il Fondo Valore nuovi nati è in assoluto la misura a cui sono più affezionato, perché è l’immagine perfetta di politiche che sanno guardare al futuro in modo concreto. Creare un salvadanaio previdenziale per i bambini e le bambine che nasceranno è un immenso passo avanti: la cultura previdenziale finalmente inizia dalla culla, e per la prima volta Stato e famiglie costruiscono insieme una posizione di previdenza complementare che affiancherà in futuro quella principale. Un Paese serio è quello che garantisce ai figli di un operaio e di un industriale le stesse possibilità di partenza, anche previdenziale”.
Invece c’è stata qualche polemica per la misura più pop degli ultimi anni: le targhe personalizzate, come risponde ai detrattori?
“Non capisco le polemiche, davvero. Non vedo una sola ragione valida per non consentire a chi vuole, a sue spese, di personalizzare la propria targa. Aggiungo un particolare che forse a qualcuno è sfuggito: i soldi incassati saranno destinati alla manutenzione delle strade dei piccoli Comuni”. (di Luana Cimino)
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