giovedì 5 Novembre 2026

Utilitalia, 1,3 milioni di tonnellate di fanghi prive di collocazione senza uso agricolo

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – In Italia vengono prodotte ogni anno 3,2 milioni di tonnellate di fanghi di depurazione. Un rifiuto che si può trasformare in risorsa per l’utilizzo in agricoltura o attraverso il recupero energetico e di materia. Nel nostro Paese, però, il sistema si regge su un equilibrio precario: a un sistema insufficiente di depurazione (che ci costa 4 procedure di infrazione, con 60 milioni di pagati ogni anno) si accompagna una carenza di impianti sia per l’utilizzo in agricoltura, sia per il recupero di materia e per quello energetico con produzione di biometano ed energia elettrica o termica; ciò nel presupposto che lo smaltimento in discarica, sicuramente l’opzione ambientalmente meno conveniente, vada minimizzato a favore del recupero, come previsto dalla gerarchia della corretta gestione dei rifiuti ripresa anche nella recente Direttiva Europea sulle acque reflue urbane. Lo evidenzia Utilitalia, che oggi a Ecomondo ha presentato la terza edizione dello studio ‘Fabbisogni impiantistici per una corretta gestione dei fanghi di depurazione’. 

Nel 2023, il 50% dei fanghi è avviato a recupero e il 47% a smaltimento (un ulteriore 2% è stato esportato all’estero e l’1% è stato posto in giacenza) con situazioni piuttosto diversificate tra le macroaree. Il Centro ed il , infatti, hanno esportato complessivamente circa 250mila tonnellate di fanghi verso altre , soprattutto del . 

Un quadro che rischia di essere aggravato nei prossimi anni da due fattori – evidenzia Utilitalia – Da un lato, migliorare le performance dal punto di vista della depurazione farà crescere i quantitativi di rifiuto da gestire: con la risoluzione delle procedure di infrazione si stima che si produrranno circa 600mila tonnellate di fanghi in più, arrivando a circa 3,8 milioni di tonnellate annue. Dall’altro lato, una mancata o una forte riduzione dell’utilizzo agricolo, sottoposto frequentemente a limitazioni e praticato comunque in un quadro di perdurante incertezza normativa, aggraverebbe ulteriormente la situazione di deficit gestionale del Centro-Sud, mettendo anche il Nord in forte difficoltà.  

Questo perché ad oggi la quasi totalità delle 1,3 milioni di tonnellate di fanghi avviati a recupero viene trattata per un successivo utilizzo in agricoltura, sia in forma sia attraverso la produzione di ammendanti compostati misti e di gessi di defecazione. Nel caso venisse a mancare l’utilizzo agricolo, occorrerebbe trovare immediata collocazione per circa 1,3 milioni di tonnellate di fanghi, alle quali andrebbero a sommarsi ulteriori 600mila tonnellate derivanti dalla risoluzione delle procedure di infrazione. 

“L’obiettivo di privilegiare il recupero dei fanghi – spiega il vicepresidente vicario di Utilitalia, Barbara Marinali – è ormai consolidato sia nella normativa europea e che nella regolazione Arera. Ora è importante affiancare a questi obiettivi una chiara pianificazione impiantistica che possa garantire una corretta gestione, privilegiando il recupero dei fanghi in agricoltura e per la produzione di fertilizzanti, senza trascurare l’importanza del recupero di energia e di fosforo, una materia prima critica. Il lavoro svolto dal Mase per l’aggiornamento della normativa di settore è stato importante, anche per il coinvolgimento degli stakeholder e auspichiamo che tale confronto possa continuare sino all’emanazione di una norma che, garantendo della e dell’, possa rendere attuabile l’effettivo rispetto della gerarchia dei rifiuti anche per i fanghi da depurazione”. 

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