Il verdetto delle urne americane si trasforma in un terremoto geopolitico globale. La schiacciante sconfitta del Partito Repubblicano alle elezioni di medio termine sta imponendo una drastica frenata all’agenda di politica estera di Donald Trump. Un’analisi pubblicata dal Financial Times evidenzia come il voto segni il passaggio verso un accentuato isolazionismo a stelle e strisce, congelando i piani d’attacco in Medio Oriente e incrinando la compattezza della Casa Bianca.
A lanciare la spaccatura interna è stato direttamente il vicepresidente JD Vance, che poche ore dopo lo spoglio ha espresso pubblicamente la propria diagnosi sostenendo che «la ragione per cui abbiamo perso è la guerra». Vance, che già il 28 febbraio aveva sconsigliato in sede riservata l’attacco congiunto USA-Israele contro l’Iran, ha rotto gli indugi ponendosi a capo della fronda contraria all’escalation militare.
Lo stallo su Teheran e l’ombra dell’isolazionismo globale
La sconfitta elettorale arriva nel momento più delicato della gestione militare del conflitto persiano. Nonostante il Pentagono avesse elaborato piani per una nuova offensiva e l’amministrazione avesse disposto il posizionamento di una terza portaerei nella regione sotto il pressing del premier israeliano Benjamin Netanyahu, l’esito delle urne impone la resa dei conti.
Il senatore democratico Chris Murphy, informato sui dossier militari, ha bollato come «pazzi» i piani di attacco, prefigurando un’«escalation devastante». Lo stesso Trump ha cercato di ridimensionare le mire belliche dichiarando al Financial Times che «non siamo proprio in guerra». La svolta difensiva degli Stati Uniti rischia tuttavia di alterare l’equilibrio globale: come rimarcato dall’ex segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, il timore è che «il risultato finale di tutto questo possa essere un’America più isolazionista», un ridimensionamento che preoccupa gli alleati europei e spalanca nuovi spazi di manovra strategica per la Cina.
Tensioni alla Casa Bianca: la testa di Hegseth sul piatto
L’arretramento politico ed elettorale sta accendendo lo scontro ai vertici dell’amministrazione. Con Vance schierato apertamente per il disimpegno e la stabilizzazione dei prezzi dei carburanti che hanno travolto i mercati azionari dopo il voto, la posizione dei “falchi” alla Casa Bianca si fa sempre più traballante.
Tra le prime vittime illustri della débâcle potrebbe esserci il segretario alla Difesa Pete Hegseth, figura di spicco dell’ala oltranzista. Trump starebbe valutando il suo licenziamento per scaricare le responsabilità del disastro elettorale ed evitare una spaccatura insanabile e pubblica con il proprio vicepresidente nei restanti due anni di mandato.

