giovedì 13 Agosto 2026

Iran, acqua fattore chiave nella guerra: perché è così importante

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – Nella guerra in corso tra Iran, Stati Uniti e Israele, la risorsa più a rischio potrebbe non essere il petrolio, ma l’acqua. Lo sottolineano analisti citati dal Wall Street Journal, secondo cui nel Golfo Persico centinaia di impianti di desalinizzazione lungo la costa trasformano l’acqua di in acqua potabile e rappresentano la principale fonte idrica per milioni di persone nelle città della regione. Senza queste strutture, molti centri urbani potrebbero non essere in grado di sostenere le loro attuali popolazioni. Ad esempio di ciò le ultime ore sono state segnate da un – non ancora rivendicato da nessuna delle parti – contro un impianto di desalinizzazione sull’isola iraniana di Qeshm, dopo il quale oltre 30 villaggi sono rimasti senza approvvigionamento idrico. 

 

La dipendenza da questa è estremamente elevata: circa il 90% dell’acqua potabile in Kuwait proviene dalla desalinizzazione, così come circa l’86% in Oman e circa il 70% in Arabia Saudita. Anche altri Paesi della regione, come Bahrain e Qatar, dipendono quasi completamente da questo sistema, soprattutto le grandi città. L’80% dell’acqua potabile in Israele ha bisogno della desalinizzazione. Leggermente migliore la situazione degli , che grazie a una maggiore diversificazione delle proprie riserve sotterranee, dipende solo al 42% dalla tecnologia. Gli impianti funzionano rimuovendo il sale dall’acqua marina – spesso tramite osmosi inversa – e forniscono acqua non solo alle abitazioni, ma anche ad alberghi, e turistiche. 

I combattimenti hanno già avvicinato il fronte a queste infrastrutture critiche. Attacchi con e missili hanno colpito o danneggiato strutture energetiche e portuali nei pressi di importanti impianti, tra cui negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait, mentre il Bahrain ha denunciato danni a una propria struttura. Molti impianti sono inoltre integrati con centrali elettriche: un attacco alla rete energetica può quindi interrompere anche la produzione di acqua, con possibili effetti a catena sui sistemi idrici nazionali. 

Per questo gli esperti considerano la desalinizzazione uno dei punti più vulnerabili della regione. Oltre il 40% della capacità di desalinizzazione si concentra in Medio Oriente e gran parte della produzione dipende da poche decine di grandi impianti. Se alcuni di questi venissero messi fuori uso, intere città potrebbero perdere la maggior parte dell’acqua potabile nel giro di pochi giorni, trasformando l’acqua – forse ancora più del petrolio – in una leva strategica nel conflitto. Anche per questo, secondo diversi analisti, l’ non avrebbe finora colpito massicciamente queste infrastrutture: una crisi idrica su larga scala potrebbe infatti spingere i Persico a entrare direttamente nel conflitto, dopo aver finora evitato una risposta militare agli attacchi attribuiti a Teheran. 

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