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giovedì 23 Aprile, 2026
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Le indagini sull’ex dei servizi segreti italiani e i nuovi negoziati tra Usa e Iran. Cosa c’è sui quotidiani di oggi, 21 aprile

In Sintesi le principali notizie dall'Italia e dall'estero

Da Laura Laurenzi
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L’ex dei Servizi Del Deo indagato nel caso Dossieraggi

Prima le perquisizioni e i sequestri, poi la conferma che tra gli indagati nel caso Dossieraggio sono presenti alcuni ex nomi dei Servizi segreti italiani. Tra questi c’è Giuseppe Del Deo, già numero due del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis), ovvero l’organismo della Presidenza del Consiglio che coordina e monitora l’attività dei Servizi segreti. Per lui l’accusa è di peculato su un affidamento diretto di un appalto per software di spionaggio, anche se al momento non vi sono legami diretti con lo spionaggio illecito (Corriere della Sera).

Secondo l’accusa, Del Deo avrebbe creato una “cricca dei neri”, ovvero una squadra a cui dava ordini per presunte indagini parallele usando le informazioni dei Servizi. Le attività si sarebbero svolte nel periodo tra il 2018 e l’agosto 2024, quando l’ex del Dis avrebbe utilizzato gli schedari informativi per fini non istituzionali. A gennaio 2025, poi, un dipendente dei Servizi fa riferimento a “un ammanco di 7-8 milioni“, che si sarebbe verificato nell’epoca in cui Del Deo era a capo del reparto economico (Il Messaggero).

Tra gli iscritti nel registro degli indagati figurano anche l’imprenditore Carmine Saladino di MaticMind, l’ex responsabile sicurezza Pirelli, Giuliano Tavaroli, l’ex finanziere Rosario Bonomo, l’ex Ros ed ex dei Servizi, Vincenzo De Marzio, l’hacker Samuele Calamucci e l’uomo di fiducia della famiglia Del Vecchio, Mario Cella. In sostanza, gli investigatori indagano su un possibile spionaggio a danno di terzi effettuato utilizzando dati riservati nelle mani dei Servizi (Il Fatto Quotidiano).

I dubbi del Quirinale sul Dl Sicurezza

L’esame lampo del Dl Sicurezza alla Camera ha incontrato qualche difficoltà. Il Quirinale avrebbe espresso dei dubbi sulla norma che riguarda i rimpatri forzati e il bonus economico per gli avvocati che decidono di seguire gli stranieri nel loro percorso di ritorno in patria. “Così non va”, avrebbero detto fonti vicine al Colle, anticipando un vero e proprio strappo. Se la norma dovesse essere inserita nel decreto, c’è il rischio che il Presidente della Repubblica non lo firmi (Repubblica).

Il testo dovrà essere convertito in legge entro il 25 aprile, per cui la fretta della maggioranza è palpabile. Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, si è presentato nella serata del 20 aprile al Colle per cercare di ricucire, ma il problema sembra piuttosto oneroso. Sarebbe l’intero impianto del decreto a suscitare dubbi nel Capo dello Stato. Mattarella sa che il terreno della Sicurezza è pieno di insidie e per questo bisogna muoversi con cautela. Il compito di risolvere l’impasse spetta comunque alla maggioranza (Il Manifesto).

La visita di FdI in Albania

Mentre i dubbi del Colle sui rimpatri forza crescono, una delegazione di FdI si è recata in Albania in visita ai centri per migranti. La deputata Sara Kelany ha confermato che solo il Cpr è in funzione, con 82 persone ospitate su un massimo di 96 . L’altra struttura è invece ferma, in quanto attende il nuovo patto per la migrazione e l’asilo previsto per giugno. Pd e M5S sono insorti per chiarire che la narrazione non corrisponderebbe alla realtà. “Meloni aveva promesso 36mila migranti l’anno, oggi FdI ci dice che 536 persone sono un successo”, ha spiegato il deputato del Pd Matteo Orfini (Repubblica).

All’interno dei centri sarebbero presenti immigrati ad alta pericolosità sociale, come ricordato di FdI. “Quando a giugno le norme lo consentiranno, il secondo centro sarà utilizzato come hub per il ritorno e contribuirà ancora di più a portare l’immigrazione sotto il governo della legge e non del principio”, ha chiarito Lucio Malan, capogruppo dei senatori di FdI.

Il nuovo negoziato tra Iran e Usa

La seconda tornata di negoziati tra Stati Uniti ed Iran è avvolta nell’incertezza. Il vicepresidente Usa, JD Vance, è atteso oggi a Islamabad, in Pakistan, mentre ci sono ancora dubbi sulla presenza della delegazione di Teheran. Gli Ayatollah non hanno voluto assumere impegni formali, visto lo scetticismo nei confronti delle intenzioni statunitensi, che si sarebbero chiusi su posizioni “irragionevoli”. Donald Trump ha ricordato la scadenza tra poche ore della tregua e ha intimato all’Iran di firmare un accordo di pace (Avvenire).

Il presidente Usa teme che la guerra possa impantanarsi, trascinando con sé i suoi consensi. L’Iran fa leva su questa consapevolezza, continuando a tenere chiuso lo Stretto di Hormuz, indebolendo le economie mondiali. Gli Usa studiano una possibile invasione dell’isola di Kharg al fine di prendere possesso dell’uranio arricchito. Resta da chiarire se Trump voglia correre il rischio di ulteriori perdite nel suo esercito. Nel caso in cui l’impasse non dovesse essere superata, agli Usa non resterebbe altro che lasciare al regime iraniano i suoi diritti per la produzione di energia nucleare e per la difesa militare (Il Messaggero).

Leggi anche: Ripresa dei colloqui Usa-Iran. Trump: “Accordo o tornano le bombe”

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