(Adnkronos) – Un album, “L’amore è tutto”, che ha lasciato il segno, un nuovo singolo in arrivo, il primo libro e un tour che guarda dritto al loro primo palazzetto. Per gli Eugenio in Via Di Gioia, questo è un momento di grazia, un periodo di raccolta dopo tredici anni di semina. La band torinese, composta da Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia e Lorenzo Federici, si racconta in un’intervista al vodcast dell’Adnkronos – disponibile in versione integrale sul sito www.adnkronos.com e sul canale YouTube – svelando una nuova maturità artistica che non tradisce le origini ma le arricchisce di una sfumatura inedita: l’amore. “Nei primi dieci anni, per una mia incapacità, non scrivevo canzoni d’amore. Pensavo fossero banali”, ammette il frontman Eugenio. “Mi ero dato l’obiettivo di non scriverle. Credo sia un momento di crescita personale, ora mi ci ritrovo, mi emoziono. Abbiamo capito che la metafora dell’amore è talmente forte da comprendere anche il discorso sociale”.
Questa evoluzione si concretizza in “Baciamoci”, il nuovo singolo in uscita domani, per Carosello Records. Presentato come il sequel di “Facciamo a metà”, il brano parte da una domanda disarmante: “Ti immagini se il mondo poteva fermarsi 2 ore?”. In un presente frenetico e spesso angosciante, la band propone una tregua nell’intimità come forma di resistenza. “Abbiamo pensato a lungo a come resistere in questo mondo senza sentirci impotenti,” spiegano. “Forse la forma che possiamo raggiungere è proprio quella di provare a rallentare e non definirci attraverso ciò che consumiamo, ma attraverso le relazioni che abbiamo. E quindi il bacio rappresenta in assoluto forse la forma più piccola di relazione che si possa intessere con una persona cara per dimostrargli affetto”. Il videoclip, impreziosito dalla presenza degli attori Tommy Cassissa e Paola Buratto, amplifica questo messaggio, confermando la fede del gruppo nel potere narrativo delle, in un’epoca in cui i “social hanno ucciso le video star”.
La loro cifra stilistica, però, non cambia. L’elogio dell’imperfezione resta un pilastro come dice anche il nuovo brano: “Insieme a te senza autotune, cantare male”. L’imperfezione, raccontano, “è fondamentale. Da sempre cerchiamo di sporcare appositamente le canzoni”, raccontano, citando i Beatles come maestri. “Le cose troppo perfette risultano asettiche. L’autotune non caratterizza la voce, a un certo punto sembrano tutte uguali”. Questo momento d’oro è anche figlio del successo inaspettato di “Facciamo a metà”, un brano che è esploso grazie anche a un’intuizione semplice e potente: le serenate. L’idea, nata quasi per caso durante un viaggio in auto, si è trasformata in un fenomeno sociale, con la band che ha accolto le richieste dei fan per dediche speciali, inclusa una proposta di matrimonio.
Ma la creatività degli Eugenio non si ferma alla musica. È appena uscito per Rizzoli il loro primo libro, dal titolo “Storia di una band che non si è ancora sciolta”. Un’antologia di aneddoti, pensieri e racconti raccolti in tredici anni di carriera. Ma come è nata l’esigenza di fermarsi e guardare indietro? “Perché avevamo iniziato a perdere il conto delle cose che ci sono successe. All’inizio dei nostri tour facevamo una sorta di diario, adesso la penna è stata sostituita dalle storie, dai reel, però ci tenevamo a mantenere questa forma un po’ più poetica”. L’uscita del libro, tuttavia, non segna un punto d’arrivo, come sottolineano scherzando: “Di solito i libri arrivano quando si è quasi alla fine. Invece noi ancora non abbiamo pensato di scioglierci,” scherzano.
La solidità del loro legame, cementata da litigi in sala colazione e paci fatti all’istante, è la vera garanzia di longevità. Una band che è anche una famiglia, e che ora si è allargata: Eugenio e Paolo sono diventati da poco papà, un’esperienza totalizzante che si rifletterà presto nella loro musica. “La paternità mi ha travolto come un treno, in positivo. È un’emozione talmente forte che mi ha sconvolto la vita e mi sta insegnando tantissimo”, racconta Eugenio. “Sicuramente tutto questo verrà tradotto nelle canzoni che arriveranno tra un po’”.
Guardando indietro, un passaggio cruciale è stato Sanremo 2020. In gara nelle Nuove Proposte con il brano “Tsunami” , la band visse un’esperienza paradossale: pur venendo eliminati dopo soli sette minuti nella prima serata, riuscirono a conquistare il Premio della Critica. Un’esperienza agrodolce che loro stessi riassumono con ironia: “In sette minuti abbiamo vinto un premio della critica, chissà cosa potremmo fare in cinque serate di festival”. Lungi dall’essere un’esperienza negativa, quel palco non li ha scottati affatto. Anzi, confessano con grande onestà: “Ci abbiamo riprovato altre tre volte. Tutti i musicisti che dicono di non provare a fare Sanremo, in realtà ci hanno provato”. Per loro, il palco dell’Ariston resta un obiettivo.
Intanto, il futuro prossimo è già scritto. Il 16 novembre partirà il tour nei club, con la data di Bologna già sold out e le altre che la seguiranno a ruota: Padova (17 novembre), Firenze (20 novembre), Senigallia (21 novembre), Perugia (23 novembre), Roma (25 novembre) e Molfetta (27 novembre). Ma l’appuntamento cerchiato in rosso è per il 5 maggio 2027: il loro primo palazzetto all’Unipol Forum di Assago. “Tutti dentro” è lo slogan: una chiamata alle armi per i fan della prima e dell’ultima ora, per celebrare un percorso e inaugurare un nuovo capitolo. “Non vediamo l’ora. Siamo andati a fare il sopralluogo ed è stupendo”, commentano.
“Sentiamo che qualcosa si sta muovendo in direzione futura”, dicono. “Abbiamo seminato bene. È bello guardare avanti perché tanta gente nuova si sta avvicinando, e allo stesso tempo guardare al passato, consapevoli di aver costruito qualcosa di duraturo, con radici profonde”. di Loredana Errico
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