mercoledì 6 Maggio 2026

“Sta morendo in carcere”. Preoccupazione per la premio Nobel iraniana Mohammadi

Mobilitazione per l'attivista dei diritti umani: i familiari denunciano l'assenza di assistenza medica e sollecitano l'invio in una clinica specializzata.

Da Alessio Matta
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Cresce l’angoscia attorno a Narges Mohammadi, simbolo della lotta per i diritti in Iran. La premio Nobel per la Pace è detenuta nelle carceri iraniane e le sue condizioni di salute sono in rapido peggioramento. La famiglia lancia un grido d’allarme e chiede un trasferimento immediato in una struttura adeguata.

La donna, 54 anni, è stata portata in un ospedale della provincia di Zanjan dopo mesi di detenzione. Per i familiari si tratta di una decisione tardiva. Il fratello Hamidreza, che vive in Norvegia, ha raccontato alla Bbc di temere il peggio: ogni giorno aspetta una telefonata che non vorrebbe mai ricevere. Già nelle scorse settimane la situazione era apparsa grave. Mohammadi era stata trovata priva di sensi in cella, forse dopo un attacco cardiaco. Nonostante problemi al cuore, ai polmoni e alla pressione, il trasferimento era stato negato. Solo ora, dopo oltre quattro mesi, è arrivato il ricovero. La fondazione che porta il suo nome parla di “deterioramento catastrofico”.

Secondo la famiglia, le strutture di Zanjan non sono attrezzate per curarla. Servirebbe un ospedale a Teheran, dove i medici conoscono già il suo quadro clinico. In passato ha subito interventi delicati e soffre di patologie serie, tra cui un’embolia polmonare.

L’allarme è stato raccolto anche dal Comitato per il Nobel per la Pace. Il presidente Jørgen Watne Frydnes ha detto che la vita dell’attivista è in pericolo. Intanto il fratello accusa il governo iraniano: sostiene che venga impedito l’accesso alle cure. Parole pesanti, a cui Teheran non ha risposto. C’è poi un altro timore. Il conflitto nella regione rischia di far passare in secondo piano il caso. “Sembra che il petrolio conti più della libertà”, ha detto Hamidreza, citando le tensioni nello Stretto di Hormuz.

La storia di Mohammadi è segnata da arresti e condanne. È finita in carcere 13 volte e ha accumulato oltre 30 anni di pena. Anche negli ultimi mesi non ha avuto tregua: arrestata di nuovo dopo un discorso pubblico, è stata poi condannata a altri sette anni e mezzo. Oggi resta in ospedale, ma la paura cresce. Per la famiglia il tempo sta finendo.

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