mercoledì 6 Maggio 2026
Fagnani e Savi. Ufficio Stampa di Belve Crime

«Vergogna in Rai»: bufera su Fagnani per l’intervista al killer della Uno Bianca

A Belve Crime, Roberto Savi ha parlato di omicidi commissionati e coperture da parte dei servizi segreti. Protestano i famigliari delle vittime. Intanto la Procura ha deciso di riascoltarlo

Da Giustino Marai
Condividi questa notizia nei tuoi canali, non tenerla per te:

L’intervista di Francesca Fagnani a Roberto Savi, andata in onda su Rai 2 nella trasmissione Belve Crime, ha scatenato un’ondata di polemiche. Savi, capo della banda della Uno Bianca condannato all’ergastolo per una lunga scia di sangue tra Emilia-Romagna e Marche, ha parlato di presunte coperture da parte dei servizi segreti e di omicidi commissionati. Dichiarazioni che hanno provocato la reazione dei familiari delle vittime ma anche della Procura di Bologna, che ha deciso di ascoltarlo nuovamente.

L’attacco a Fagnani e alla Rai

Tra gli interventi più aspri c’è quello del giornalista investigativo Nicola Borzi, che ha definito la trasmissione «una vergogna totale». «Come nel caso di Garlasco, anche in questo caso ci sono vittime e famiglie devastate. Per la Banda della Uno Bianca parliamo di 24 morti innocenti. Ma tutto finisce in pasto a programmi tv vergognosi che fanno audience e incassi pubblicitari, propalando le versioni degli assassini», ha scritto. Borzi accusa la Rai di essere diventata «il megafono per dei criminali senza pietà e senza coscienza che parlano dal video di esecuzioni sanguinarie come fossero scherzi, spargendo sale su ferite aperte di famiglie straziate da atti barbari. Dov’è la Commissione di Vigilanza Rai? Dov’è l’Ordine dei giornalisti? Vergogna su Fagnani, vergogna sulla Rai».

Le parole di Roberto Savi

Nel corso dell’intervista Savi ha sostenuto che la banda avrebbe goduto per anni di protezioni istituzionali. Alla domanda di Fagnani sul fatto che fosse riuscito ad agire indisturbato per sette anni, ha risposto che «a un certo punto della storia si sono inseriti personaggi che non sono delinquenti» garantendo «copertura della rete investigativa». Ha poi parlato di presunti incontri settimanali a Roma e, incalzato dalla giornalista sull’ipotesi che si trattasse dei servizi segreti, ha replicato: «Ma sì. Insomma, quelli ci hanno aiutato, non ci hanno fatto prendere. E poi ci hanno fatto prendere».
Savi ha parlato anche di omicidi commissionati da certi «uffici particolari», come l’omicidio dell’ex carabiniere Pietro Capolungo, ucciso, secondo Savi, perché «era tutto insieme di cose intrallazzate. Lui era un ex dei servizi particolari dei carabinieri, i servizi segreti dell’Arma». Ipotesi alla quale Alberto Capolungo, figlio dell’ex carabiniere e presidente dell’associazione delle vittime della Uno bianca, ha però affermato di non credere.

«Necessari approfondimenti»

Dubbi sulla versione di Savi, ma anche l’urgenza di ulteriori approfondimenti, sono stati espressi dagli avvocati delle vittime, Luca Moser e Alessandro Gamberini: «Savi si presenta dimesso, con voce flebile, risponde a monosillabi non sempre coerenti con la domanda, appare quasi smemorato. Poi, improvvisamente, si accende e riferisce con precisione in merito ad alcune circostanze e situazioni, dando conto di attenzione e presenza di spirito». Per questo, dicono, «certamente alcune delle cose riferite in quel contesto meriteranno approfondimenti da parte dei magistrati che attualmente conducono le indagini».
E infatti la Procura di Bologna ha già stabilito che Savi verrà riascoltato.
«È una notizia importante», ha commentato Francesca Fagnani. «Siamo contenti che il nostro lavoro giornalistico possa offrire un contributo utile all’accertamento della verità». Sui metodi, però, resta molto da discutere.

Seguite La Sintesi sui nostri social!

Facebook
Instagram
X
TikTok
Youtube

Potrebbe anche piacerti

error: © Riproduzione riservata