Trump attacca di nuovo il Papa
Donald Trump è tornato a criticare Papa Leone XIV per le sue posizioni pacifiste. “Sta mettendo in pericolo molti cattolici”, ha dichiarato ieri in riferimento alle richieste del pontefice di porre fine alla guerra in Iran. “Preferirebbe che Teheran avesse l’arma nucleare”, ha aggiunto, cercando di giustificare la sua posizione. Accuse che arrivano a due giorni di distanza dalla missione del suo Segretario di stato, Marco Rubio, inviato in Vaticano proprio per incontrare Prevost e cercare di ricucire i rapporti con la Santa Sede. Un colloquio che ora sembra piuttosto complesso da affrontare, perché il tycoon ha scaricato sul Papa una serie di colpe che non lo dovrebbero interessare. Trump è sempre più imprevedibile e mantenere l’alleanza con gli Usa, al contempo esprimendosi con toni duri contro gli eccessi del presidente, sembra sempre più difficile (Corriere della Sera).
Stavolta la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha scelto di non esprimersi su quanto accaduto. Nel caso del precedente attacco, il capo del governo aveva definito le parole di Trump “inaccettabili”, dando inizio ad uno screzio con il tycoon. Visto che il presidente Usa non ha modificato la sua posizione contro il Papa, Meloni ha potuto prendersi il lusso di non criticarlo nuovamente (La Stampa). A rispondere a Trump ci ha pensato lo stesso pontefice nella tarda serata di ieri. “Se qualcuno vuole criticarmi perché annuncio il Vangelo, che lo faccia con la verità”, ha dichiarato, chiarendo che la Chiesa ha sempre parlato contro tutte le armi nucleari, per cui questo attacco sarebbe basato sul nulla. “Spero soltanto di essere ascoltato per il valore della parola di Dio”, ha poi aggiunto (Domani).
Cresce la tensione tra Usa e Iran
Lo Stretto di Hormuz è tornato ad essere un teatro di guerra. Project Freedom, il progetto avviato il 4 maggio da Donald Trump per sbloccare il passaggio alle navi mercantili, continua a preoccupare. L’Iran sostiene che l’iniziativa sia già fallita e che il controllo sulla striscia di mare sia ancora nelle sue mani, mentre il capo del Pentagono, Pete Hegseth, ha chiarito che questo interesse statunitense è solo “un regalo al mondo”, di cui le altre Nazioni dovrebbero essere grate. Il passaggio di due navi militari Usa a Hormuz è stata la prima prova di forza della Casa Bianca, secondo cui le due imbarcazioni sarebbero riuscite a sfuggire ad un attacco iraniano (Il Messaggero).
Trump stesso torna ad attaccare Teheran, ricordando che il Paese non ha alcuna possibilità di uscire vittorioso da questo conflitto. “Se la guerra ricominciasse, stavolta ci vorrebbero 2 o 3 settimane” per piegare il regime, ha sentenziato il tycoon. La Casa Bianca vorrebbe però evitare una nuova escalation, anche se secondo il sito di informazione Axios, c’è la possibilità che nei prossimi giorni i raid riprendano. Sembra che Usa e Israele stiano monitorando la situazione in vista di nuovi possibili bombardamenti contro Teheran. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha però messo in guardia Washington sulla possibilità che questa guerra si trasformi in un pericolosissimo “pantano”. In fin dei conti è questo il timore di Trump (Il Giornale).
Lo scontro sulla Biennale di Venezia
La Biennale di Venezia continua a creare polemiche. Nel giorno dell’apertura della mostra, la Commissione Ue ha deciso di inviare una nuova lettera di richiamo alla Fondazione su presunte violazioni per la presenza del padiglione russo tra quelli in esposizione. La Biennale ha deciso di mantenere il padiglione chiuso, ma l’Ue continua a guardare con sospetto l’esposizione. Anche il governo si è spaccato sul tema. Meloni ha criticato la scelta del presidente Buttafuoco, mentre Matteo Salvini sarà in visita alla Biennale il prossimo venerdì. Anche il presidente meloniano della commissione Cultura, Federico Mollicone, sarà oggi a Venezia contro il parere contrario del suo partito e di Palazzo Chigi. Le posizioni sulla Russia, quindi, mettono la maggioranza in difficoltà (Il Fatto Quotidiano).
Per quanto riguarda la lettera di richiamo dell’Ue, la Fondazione guidata da Buttafuoco ha ribadito di aver sempre agito nei limiti della propria competenza, facendo sapere che “esprimerà nei tempi e nei termini dovuti le proprie controdeduzioni”. Inoltre, la Biennale ha aggiunto di aver verificato e rispettato tutte le norme nazionali e internazionali e di non avere alcuna autorità per introdurre altre sanzioni (Il Tempo).
Il caso di Garlasco
Andrea Sempio si siederà davanti ai magistrati di Pavia e non risponderà ad alcuna delle loro domande. È questa la sua strategia difensiva in considerazione delle accuse che la Procura muove nei suoi confronti. L’amico del fratello di Chiara Poggi sarebbe il reale assassino della giovanissima, che avrebbe agito per un motivo di gelosia. Accusa prontamente respinta dal diretto interessato, il quale ha sempre dichiarato di “non avere niente da nascondere”. Il silenzio di Sempio è quindi un tentativo di evitare di cadere in passi falsi pericolosissimi (La Repubblica).
Indipendentemente dalla conclusione di queste indagini, il caso di Garlasco è ormai divenuto un procedimento di interesse nazionalpopolare. I nuovi interrogatori di Marco Poggi, fratello della vittima, delle cugine Cappa e di tutti coloro che in qualche modo sono finiti al centro del caso tengono i cittadini incollati agli organi di informazione alla ricerca di qualche nuovo dettaglio. Una dimostrazione di quanto la stampa possa influenzare la percezione di un caso e di uno stesso indagato (Italia Oggi).
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