mercoledì 6 Maggio 2026
Messaggi ph Pixabay

Se parli con un politico al telefono i pm non possono leggere i messaggi

Una sentenza della Consulta ha chiarito che chat e messaggi sono equiparabili alla corrispondenza privata, perciò se in un telefono sono presenti messaggi con un membro del Parlamento i pm non possono procedere alla lettura senza l'autorizzazione di Camera e Senato

Da Laura Laurenzi
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Se di mezzo c’è un politico, anche se citato da terze parti, indagare in Italia diventa di giorno in giorno più difficile. Lo dimostra il caso aperto sul cosiddetto risiko bancario e sulla scalata di Mps e Mediobanca nel periodo che va dal 2024 al 2025. La Procura di Milano ha dovuto interrompere le indagini per chiedere al Parlamento l’autorizzazione ad acquisire le conversazioni presenti nel cellulare di Marcello Sala, ex direttore generale del Mef, non indagato nell’inchiesta. Il motivo si trova nella sentenza della Consulta che nel 2023 ha equiparato le chat e le e-mail alla corrispondenza privata, inserendo una extra tutela nel caso in cui queste conversazioni avessero come destinatario un membro del Parlamento.

I pm hanno chiarito che la richiesta al Parlamento si inserisce nel rispetto dell’articolo 68 della Costituzione, che garantisce le immunità parlamentari. Un diritto che sembra espandersi di giorno in giorno, anche in considerazione delle evoluzioni tecnologiche in atto. Per questo, oggi, anche i messaggi e le chat sul web sono protette in caso di indagini. I messaggi in questione, però, potrebbero essere fondamentali per chiarire il ruolo del ministero dell’Economia nella procedura accelerata con cui il 13 novembre 2024 il Mef incaricò il piccolo intermediario Banca Akros di vendere il 15% delle azioni di Mps detenuto dal governo.

I nomi nel telefono di Sala

Ciò che appare chiaro è che, se si parla al telefono con un politico, c’è la possibilità che il proprio telefono non venga controllato. Un cortocircuito che rischia di rendere alcune indagini impossibili da portare a termine, o comunque molto più complesse. In questo caso la Procura di Milano attende con un certo ottimismo il responso del Parlamento. Camera e Senato dovranno divulgare la loro decisione con una spiegazione, chiarendo i motivi che li potrebbero spingere a negare il controllo del telefono di Sala.

Come anticipato dal Corriere della Sera, sarebbero 9 i membri di governo e parlamento con cui Sala avrebbe avuto delle conversazioni. La Camera ha ricevuto richiesta dai pm per il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, per il Sottosegretario leghista all’Economia, Federico Freni, per il viceministro FdI dell’Economia, Maurizio Leo, per il viceministro leghista alle Infrastrutture, Edoardo Rixi, e per l’ex tesoriere leghista, Giulio Centemero. Al Senato, invece, è arrivata la richiesta per il vicepremier Matteo Salvini, per il Sottosegretario leghista alla Presidenza del Consiglio, Massimiliano Romeo e per il già viceministro Pd dell’Economia, Antonio Misiani. Resta da capire, quindi, se il Parlamento permetterà ai pm di svolgere il loro lavoro o se vi sarà uno stop da Roma.

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