mercoledì 6 Maggio 2026
Madia Ph Ansa

Crisi tra i riformisti del Pd: Madia lascia, Delrio e Zampa al bivio

La deputata passa al gruppo di Italia Viva come indipendente. Schlein per ora sceglie il silenzio, mentre tra i ''big'' dem cresce l'insofferenza verso il partito

Da Silvia Forconi
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Marianna Madia ha ufficializzato il suo addio al Partito Democratico optando per Italia Viva, come indipendente. Il suo ex partito, sceglie la via del silenzio stampa.

Un addio senza strappi

A differenza di quanto fatto mesi fa da Elisabetta Gualmini, passata ad Azione con forti critiche al partito, Madia ha optato per un’uscita più discreta. Non ha aderito formalmente al partito di Matteo Renzi per non alimentare l’immagine di un’operazione ostile verso Elly Schlein. Le ragioni del distacco, in realtà, non sono troppo diverse da quelle di Gualmini, ad esempio un forte dissenso sulla politica estera, in particolare sul sostegno all’Ucraina.

Il malcontento dei riformisti

L’uscita di Madia ha innescato un misto di rammarico e, forse, invidia tra i colleghi. Se ufficialmente in molti sostengono l’idea di rimanere nel partito per combattere, in realtà circolano diversi nomi di chi vorrebbe seguire la strada di Madia. Uno di questi è Graziano Delrio, ex ministro già in rotta con i vertici del partito sulla legge contro l’antisemitismo. Oltre a questo, Delrio ha in comune con Madia un lungo rapporto alle spalle con Renzi.

Un altro nome di qualcuno che ha pensato almeno una volta di salutare il Pd è quello di Sandra Zampa. Senatrice, molto vicina a Prodi, ha ammesso più volte il disagio riguardo questioni del partito, sottolineando però che per andarsene serve un ”progetto strutturato” e non un’improvvisazione.

Il limite alle candidature

Con il limite dei tre mandati previsto dallo statuto, molti  (tra cui la stessa Madia, Fassino e Guerini) rischiano di restare fuori dalle prossime liste, che saranno firmate proprio da Elly Schlein. Si parla di circa trenta “esodati” dem che potrebbero non trovare spazio.

Ben diversa la situazione dei riformisti a Bruxelles, come Giorgio Gori e Pina Picierno,  con tre anni di legislatura davanti, il tempo per valutare i risultati delle Politiche e delle future primarie non manca

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