Unire e non dividere, nel nome di chi ormai decenni fa aveva compreso per primo che le alleanze sono l’unica via per affrontare sfide comuni. Questo è il filo che ieri ha legato insieme tutti gli interventi che si sono tenuti a Palazzo Sturzo, in occasione della presentazione del libro di Alberto Losacco e Tino Iannuzzi, dal titolo “Aldo Moro, le idee, il metodo, l’eredità”. Di fronte ad un parterre di ex democristiani, alcuni passati poi alla Margherita e anche allo stesso Pd, Elly Schlein ha ricordato l’importanza di una corsa unitaria del centrosinistra alle prossime politiche.
Franceschini ricorda la lezione di Moro
Un messaggio ribadito e rafforzato dall’intervento dell’ex segretario del Pd, Dario Franceschini, che ha cercato di dimostrare come la lezione di Aldo Moro sia ancora attualissima e fondamentale. Tanto che, diversi anni fa, il Pd ne ha fatto tesoro riuscendo ad avvicinare il M5S al centrosinistra. “Abbiamo cercato di portarli da una posizione antipolitica, anticasta, a una che oggi è talmente confinante con noi, che si ritiene addirittura concorrenziale a noi”, ha ricordato, lasciando intendere che oggi questa alleanza può essere la vera alternativa al governo di centrodestra.
Un’apertura ai pentastellati in vista della corsa a Palazzo Chigi che ormai è già iniziata. Elly Schlein era seduta sul palco proprio tra Franceschini e l’ex presidente del Consiglio, Pier Ferdinando Casini, a dimostrazione del suo ruolo centrale all’interno della coalizione. Eppure, non sono mancati i riferimenti alla necessità di preparare questo percorso tenendo sempre a mente il bene del Paese. “Moro era un regista, mentre oggi tutti aspirano solo a far gol. Molte volte in politica un buon passaggio conta quanto o più di un gol”, ha spiegato con convinzione.
Franceschini: “Ogni ruolo è importante, non solo il premier”
Una critica en passant a chi preferisce mettersi a capo di una coalizione per puro egocentrismo, invece di rimanere dietro le quinte e guidare il centrosinistra verso la vittoria. Secondo Franceschini, in un momento delicato come quello attuale, i leader di partito di centro devono riconoscere l’importanza delle loro percentuali e al contempo riconoscere che ogni singolo ruolo all’interno di una coalizione ha un suo peso. “Moro era soltanto presidente del Consiglio nazionale della Dc, eppure guidava tutti i processi di trasformazione del Paese”, ha ricordato.
Una riflessione che arriva a pochi mesi dalle possibili primarie del centrosinistra. Una corsa voluta dai partiti progressisti per individuare il leader più adatto a guidare la sfida contro Giorgia Meloni. Un avversario che sembra ormai battibile, soprattutto se il campo progressista riuscirà a far tesoro delle lezioni del passato, unendosi e non lasciandosi allontanare da lotte interne.
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