L’Italia è uno dei Paesi europei più esposti allo shock energetico. Lo conferma Oya Celasun, vicedirettore per l’Europa del Fondo monetario internazionale (Fmi), chiarendo che la situazione potrebbe trasformarsi presto in un’emergenza se non adeguatamente affrontata dal governo. L’impatto del caro energia stimato oscilla tra i 350 e i 450 euro a famiglia nello scenario di base e fino a 2.270 euro in caso di uno shock severo. Aumenti che pesano sul potere d’acquisto dei cittadini e che rischiano di condannare il Paese alla recessione.
La causa è individuata nella chiusura dello Stretto di Hormuz, il passaggio utilizzato dalle navi mercantili e dalle petroliere per raggiungere l’Occidente e l’Asia. Quotidianamente lo attraversa un quinto delle scorte mondiali di greggio. Questa strozzatura ha quindi provocato una crisi senza precedenti, che si aggrava di giorno in giorno. Nella consapevolezza che il conflitto tra Usa, Israele e Iran potrebbe non avere una conclusione veloce, l’Europa e l’Italia sono chiamate a cercare soluzioni strutturali che evitino il peggioramento delle loro condizioni economiche.
Fmi: “Interventi generici sull’energia aiutano più i ricchi”
Su questo fronte, il Fondo monetario si è espresso in termini molto chiari: interventi mirati e temporanei rischiano di avvantaggiare i ricchi molto più dei poveri. Celasun ha infatti spiegato che per una riduzione dei prezzi di 100 euro a livello nazionale, in media il 20% più ricco della popolazione riceve 34 euro tramite un sussidio per il carburante dei trasporti su strada e 33 euro tramite un sussidio per l’elettricità, mentre il 20% più povero riceverebbe rispettivamente 9 e 11 euro. La soluzione è quindi quella di strutturare un piano a lungo termine che permetta di anticipare la crisi e non solo di gestirla dopo che si è verificata.
I consigli al governo italiano
L’Fmi ha inoltre sottolineato che un sostegno mirato alle fasce più povere della popolazione avrebbe un costo ben più contenuto rispetto a quanto messo in atto finora. Sul fronte dei conti pubblici, l’Fmi stima che il costo delle misure adottate dai Paesi Ue nel 2026 si collochi attorno allo 0,18% del Pil. L’Italia ha affrontato un costo complessivo che oscilla tra lo 0,15% e lo 0,20% del Pil, ovvero una spesa di 3 o 4 miliardi di euro.
Costi che incidono anche sulla crescita dell’Eurozona. Il Fondo monetario internazionale ha stimato un rallentamento dell’1,1% nel 2026 e dell’1,2% nel 2027. Anche l’inflazione aumenterebbe con un +0,7% nel corso dell’anno corrente. Di fronte a questi numeri, anche i mercati stanno diventando più pessimisti sui prezzi dell’energia, avvicinandosi allo “scenario avverso” che per ora era stato evitato. Anche le Borse, quindi, rischiano di diventare più volatili. Un’emergenza che potrebbe essere evitata nel momento in cui l’Europa adotterà politiche a lungo termine per la sicurezza energetica, che vadano ad eliminare la sua vulnerabilità in situazioni di crisi come quella attuale.
Leggi anche: L’asse Canada Ue per tenere testa a Trump: “Non possiamo arrenderci a questo mondo spietato”
Seguite La Sintesi sui nostri social!
