L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti è stato il giro di boa di un ordine mondiale che ormai da anni sembrava depotenziato. Le giravolte del tycoon, che risulta inaffidabile e preda delle ansie del momento, ha portato l’Occidente – e non solo – a domandarsi se la sua configurazione attuale sia davvero efficace. A dimostrarlo sono i temi affrontati nel corso della Comunità politica europea (Ecp), che si è svolta oggi a Ereven, in Armenia. Un luogo simbolo della centralità di quei Paesi che finora avevano svolto un ruolo marginale a livello geopolitico, ma la cui alleanza può rivelarsi fondamentale nei momenti di crisi.
Il Canada sempre più vicino all’Europa
L’allontanamento degli Usa dall’Europa ha infatti portato alla luce le debolezze e le mancanze di un occidente che si è poggiato per troppo tempo su un unico e potentissimo alleato. Il disimpegno Usa nella Nato e la crisi energetica causata dalla guerra in Iran hanno spinto l’Ue a guardarsi intorno alla ricerca di nuovi approdi per la diversificazione dei loro mercati. In questo quadro si inserisce la missione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in Azeirbaijan, alla ricerca di nuovi accordi per l’importazione di petrolio e Gnl a prezzi non eccessivi.
Una serie di cambiamenti che il primo ministro canadese, Mark Carney, riassume in poche parole ma di impatto: “Non dobbiamo arrenderci a un mondo più transazionale, chiuso e spietato. Sono convinto che l’ordine internazionale verrà ricostruito a partire dall’Europa”. In sostanza, un’epoca si sta chiudendo e le potenze mondiali devono prepararsi ad affrontare cambiamenti veloci e continui. Sfide che possono essere affrontate più facilmente se si crea una collaborazione tra Paesi vicini, anche se esterni all’Ue. La Ecp in Armenia è proprio il simbolo del successo di questo tipo di iniziative.
L’Europa è troppo divisa per tenere testa agli Usa
Eppure, non sono mancati i momenti di tensione. Il presidente azero Ilham Alyiev ha criticato nel suo intervento il Consiglio d’Europa, colpevole di aver utilizzato “menzogne” e “doppi standard” contro il suo Paese. Il cancelliere tedesco, Friederich Merz, ha invece deciso di non presentarsi, mentre il presidente francese Emmanuel Macron, ha pronunciato parole dure contro la guerra in Iran, sostenendo che l’Europa dovrà reagire in caso di comportamenti speculativi da parte dei produttori di petrolio.
Una serie di passaggi che però non hanno ancora portato ad una presa di posizione concreta contro il tycoon. L’Europa fatica ancora ad esprimersi con una voce unica, mentre guarda all’esterno alla ricerca di nuovi potenziali alleati. Il Canada, così vicino agli Usa geograficamente e all’Ue culturalmente, sembra essere la sponda perfetta per operare una pressione politica contro una Casa Bianca sempre più chiusa in se stessa.
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