Continuano le proteste contro la decisione della Fondazione Biennale e del suo presidente Pietrangelo Buttafuoco di riaprire la porte dell’evento a Russia e Israele. Oltre alle polemiche politiche e istituzionali, anche la società civile si muove per esprimere il proprio dissenso verso una scelta che, sebbene ammantata di buone intenzioni, appare ogni giorno più divisiva.
Il sit-in
La protesta si è svolta davanti al padiglione della Russia, dove una ventina di attiviste hanno esposto bandiere ucraine, acceso fumogeni gialli e blu e scandito slogan contro Mosca. Le manifestanti, molte con passamontagna rosa sul volto, sono rimaste sul posto per circa un quarto d’ora prima dell’intervento della Digos, che ha monitorato e poi sciolto il sit-in senza incidenti.
A guidare l’azione sono state le Pussy Riot, il collettivo punk russo diventato simbolo dell’opposizione a Vladimir Putin dopo l’arresto per la performance nella cattedrale di Cristo Salvatore a Mosca, insieme alle Femen, il movimento femminista nato in Ucraina nel 2008. Le attiviste avevano inizialmente convocato i giornalisti in un’altra zona della città, salvo poi riunirsi di fronte al padiglione russo nel vano tentativo di sorprendere le forze dell’ordine.
La lettera aperta
Tre giorni addietro, al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco era stata recapitata una lettera aperta firmata da artisti, attivisti e intellettuali contrari alla riapertura del padiglione russo e all’iniziativa “Il dissenso e la pace”: tra i firmatari, il regista premio Oscar Pavel Talankin, la scrittrice Elena Kostyoukovitch, l’artista Katia Margolis e Nadia Tolokonnikova, fondatrice e membro delle Pussy Riot.
Nel documento si critica il rischio di ridurre il dissenso a «un cocktail» o a «una performance superficiale», mentre in Russia, sostengono i firmatari, artisti e oppositori continuano a essere incarcerati o a morire. Alla lettera è allegato un elenco di ventisei artisti detenuti e cinque dissidenti morti in prigione. Nel mirino dei firmatari anche il regista Aleksandr Sokurov, la cui posizione viene definita «critica tollerata, non dissenso».
Le defezioni
Forse anche in ragione delle proteste, Aleksandr Sokurov, assieme alla scrittrice e architetta palestinese Suad Amiry, hanno annunciato oggi il loro forfait all’iniziativa della Biennale della Parola “Il dissenso e la pace”, che avrebbe dovuto avere luogo oggi e domani durante la Preapertura della Biennale Arte 2026. Nella nota dell’ufficio stampa non sono spiegate le ragioni delle defezioni, soltanto che Sokurov e Amiry non parteciperanno “per indisponibilità dell’ultima ora”.
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