mercoledì 6 Maggio 2026

Anche il Pulitzer contro la Casa Bianca: premiate le inchieste su tagli, potere e scandali

New York Times, Washington Post, Miami Herald e Reuters sono stati premiati per aver portato alla luce dettagli scottanti sulla gestione del potere da parte dell'amministrazione Trump. Una menzione speciale anche alla reporter che nel 2018 rese pubblico lo scandalo legato a Jeffrey Epstein

Da Laura Laurenzi
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Il giornalismo è ancora importante. In un momento storico in cui l’informazione corre veloce grazie alle condivisioni sui social network e agli aggiornamenti costanti delle testate online, il lavoro di inchiesta continua a ottenere i suoi frutti e a smuovere i segreti di coloro che provano ad agire alle spalle dell’opinione pubblica. Lo dimostra l’assegnazione dei premi Pulitzer per il giornalismo, che quest’anno hanno preso una piega politica piuttosto particolare.

Le inchieste premiate riguardano principalmente gli affari della Casa Bianca e dei suoi membri. I reporter e le reporter premiati si sono concentrati a scoprire il torbido che aleggia dietro il potere del governo americano, cercando di chiarire alla popolazione quei dettagli nascosti perché ritenuti troppo pericolosi. Così, il premio per la migliore indagine è stato assegnato al New York Times per le inchieste approfondite che hanno svelato come il presidente Trump abbia infranto i limiti sui conflitti di interesse e sfruttato le opportunità di guadagno derivanti dal potere, arricchendo la sua famiglia e i suoi alleati.

I premi Pulitzer contro Trump

Il Washington Post si è invece aggiudicato il premio nella sezione servizio pubblico “per aver squarciato il velo di segretezza che avvolgeva la caotica riorganizzazione delle agenzie federali voluta dall’amministrazione Trump e per aver documentato con dovizia di particolari l’impatto umano dei tagli e le conseguenze per il Paese”, in particolare attraverso il servizio Doge, per un periodo guidato da Elon Musk.

Piuttosto politica anche la scelta di premiare il Minnesota Star Tribune per la sezione cronaca. L’articolo vincitore ha infatti ricostruito la sparatoria avvenuta durante una messa di inizio anno scolastico in una scuola cattolica. Episodio legato alla proliferazione nelle armi negli Usa e che provocò la morte di due bambini e il ferimento di altri 17.

Il caso Epstein

L’agenzia Reuters ha ottenuto ben due premi. Il primo per la sezione giornalismo di settore che ha visto vincere Jeff Horowitz ed Engen Tham “per il loro reportage innovativo e rivelatore su Meta, che ha dettagliato la disponibilità dell’azienda tecnologica a esporre gli utenti, compresi i bambini, a truffe e manipolazioni tramite intelligenza artificiale”. Il secondo per aver documentato in che modo il presidente Usa ha utilizzato il governo e l’influenza dei suoi sostenitori per espandere il suo potere e vendicarsi dei suoi nemici. Anche stavolta, dunque, il tycoon era al centro dell’inchiesta.

Infine, una menzione speciale è stata dedicata alla reporter del Miami Herald, Julie K. Brown, per il suo lavoro giornalistico che nel 2017 e 2018 permise di portare alla luce gli abusi sistematici compiuti da Jeffrey Epstein su giovani donne. Un’indagine che ha riguardato anche chi lo ha protetto e la sua rete di potenti collaboratori e favoreggiatori. “Il suo lavoro, insieme alla diffusione dei file governativi su Epstein, continua ad avere ripercussioni in tutto il mondo”, ha scritto il board del Pulitzer nell’annunciare il premio.

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