giovedì 15 Ottobre 2026

Agricoltura, Di Tullio (Nomisma): “Eliminare urea? Va studiata soluzione ad hoc”

Di La Sintesi Online
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(Adnkronos) – “Per poter sostituire l’urea entro il 1° gennaio , come richiesto dal piano per il miglioramento della qualità dell’, esistono diverse ipotesi alternative: alcune più complesse sotto il profilo tecnico, altre sotto quello economico. Non esiste un’unica soluzione valida per tutto: le colture e i prodotti sono eterogenei. Sarà necessario studiare, caso per caso, la soluzione migliore per ciascuna coltura nelle diverse aree della Pianura Padana, tra Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto”. Ersilia Di Tullio, head of strategic advisory di Nomisma, commenta così i risultati dello studio ‘Valutazione di impatto della fertilizzazione azotata e dell’urea nell’ italiana’, commissionato da Assofertilizzanti (Associazione di Federchimica che rappresenta i fabbricanti di nazionali) all’istituto di ricerca. I dati emersi dall’indagine – avviata mentre in Italia è in discussione il “Coltiva Italia” con cui si darà attuazione al divieto di utilizzo dell’urea nel bacino padano, programmato per il 2028 – sono stati illustrati oggi a Roma all’evento organizzato da Assofertilizzanti. 

Soffermandosi sulle alternative disponibili per la sostituzione dell’urea, Di Tullio spiega: “Se consideriamo il mondo della fertilizzazione organica, l’alto titolo di azoto dell’urea rende il confronto estremamente complesso: basti pensare che, per apportare un’unità di azoto, servirebbero circa 100 chilogrammi di letame bovino a una quantità minima di urea. Questo dato illustra chiaramente la difficoltà di una transizione verso il solo organico. Se invece prendiamo in esame altri concimi minerali, come il nitrato o il solfato di ammonio, i del fertilizzante lievitano del 30% o addirittura del 50%”. 

E prosegue: “Gli agricoltori si trovano dunque di fronte a una scelta importante. Una valida è rappresentata dalle misure di mitigazione, ovvero l’utilizzo della stessa urea ma trattata per rendere l’azoto meno volatile. Mi riferisco all’urea con inibitori (Nbpt), che garantisce una riduzione delle del 20%, o all’urea ricoperta, che arriva al 65%. Queste tecnologie a lento rilascio possono semplificare le operazioni colturali e generare risparmi nella fase di distribuzione. Tuttavia – aggiunge – ci troviamo di fronte a una maggiore complessità tecnica e a costi di distribuzione più elevati. Inoltre, sebbene queste tecnologie siano consolidate, è necessario portarle su scala industriale: bisogna produrre grandi quantità di urea inibita e ricoperta. Questo non è un passaggio immediato: occorre riconvertire gli e strutturare catene logistiche più articolate. Non è quindi solo un tema di costi – conclude – ma di disponibilità del prodotto per gli agricoltori italiani”.  

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