Il gruppo di Stoccarda ha ufficializzato la chiusura di tre divisioni aziendali ritenute non più sostenibili, con un impatto diretto su oltre 500 lavoratori. La decisione, ratificata congiuntamente dal consiglio di amministrazione e da quello di sorveglianza, segna una netta inversione di rotta rispetto alla fase espansiva che aveva contraddistinto l’ultimo quinquennio di Porsche. La motivazione ufficiale punta dritta all’esigenza di razionalizzare i costi in un contesto di mercato globale sempre più instabile e imprevedibile.
La scommessa sulle batterie si rivela perdente
Il capitolo più doloroso della ristrutturazione riguarda Cellforce, la divisione interna nata per sviluppare batterie ad alte prestazioni con l’ambizione di conquistare un vantaggio competitivo nel segmento elettrico. Nonostante le risorse inizialmente destinate al progetto, il management ha concluso che le prospettive di crescita del settore non reggono più il confronto con i costi di mantenimento della struttura. Il risultato è il licenziamento di 50 dipendenti altamente qualificati, ritenuti sacrificabili di fronte all’impossibilità di competere in termini di economie di scala con i colossi asiatici che controllano il mercato dei componenti per veicoli elettrici.
Analoga sorte è toccata alla divisione eBike Performance, concepita per presidiare la fascia alta del mercato delle biciclette elettriche con sistemi di propulsione tecnologicamente avanzati. La chiusura ha portato alla serrata degli stabilimenti di Ottobrunn, nell’area metropolitana di Monaco, e della sede di Zagabria. Circa 350 lavoratori si trovano ora senza impiego, vittime di una domanda di mercato che non ha mai centrato i volumi attesi nelle proiezioni originarie.
Il fronte digitale e le controllate estere sotto la scure
Il ridimensionamento investe anche l’area tecnologica: Cetitec, la controllata specializzata nello sviluppo di software per la comunicazione dati tra veicoli, cesserà ogni attività. La società forniva le proprie soluzioni non soltanto a Porsche ma all’intero Gruppo Volkswagen, rendendo la sua chiusura una scelta dal peso specifico rilevante. Le ricadute occupazionali toccheranno 60 professionisti in Germania e altri 30 dipendenti in Croazia, riducendo sensibilmente la presenza tecnologica diretta della casa madre nella regione balcanica.
La difesa dei margini orienta le scelte strategiche
Dietro questa manovra si legge chiaramente la volontà di tutelare una marginalità operativa che negli ultimi anni ha gravitato attorno al 18% per l’intero gruppo. Porsche sceglie di concentrare le proprie risorse finanziarie sul core business delle vetture sportive di lusso, abbandonando quei settori laterali e iper-competitivi che assorbono capitali senza restituire rendimenti adeguati alle aspettative degli azionisti.
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