Il Consiglio Affari esteri dell’Unione europea è chiamato a decidere se sospendere l’Accordo di associazione tra Ue e Israele.
A spingere per la sospensione sono soprattutto Irlanda, Spagna e Slovenia, che hanno denunciato le “decisioni esecutive, decisioni militari e leggi approvate dalla Knesset, che contravvengono ai diritti umani e violano il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario” e che, di conseguenza, violano anche l’articolo 2 dell’Accordo di associazione, che impone all’UE e a Israele il rispetto di tali diritti e dei principi democratici. Finora però, Italia e Germania si sono messe di traverso, proteggendo Israele e rendendosi complici del genocidio in corso, dell’occupazione della Cisgiordania e delle guerre illegali contro Iran e Libano.
Per questo Amnesty International ha lanciato un nuovo appello, firmato da ventuno delle sue direttrici e dei suoi direttori nazionali.
L’appello
“L’11 maggio l’Unione europea si troverà di fronte a una prova decisiva per i propri valori e principi e per il suo impegno per i diritti umani e il diritto internazionale. Mentre la pressione dell’opinione pubblica, politica e diplomatica continua ad aumentare, i ministri degli Esteri dell’Ue hanno una scelta da fare: continuare a riservare a Israele un trattamento privilegiato oppure iniziare a far rispettare le linee rosse dell’Ue, che Israele ha ripetutamente disatteso, in particolare dall’ottobre 2023”.
“Non mancano gli strumenti a disposizione dell’Ue per esercitare una pressione concreta su Israele; ciò che è mancato in modo evidente è la volontà politica”, prosegue l’appello di Amnesty International. Per questo, se l’Ue decidesse di non sospende l’Accordo di associazione, rischierebbe “di rendersi complice del genocidio in corso, dell’occupazione illegale e del sistema di apartheid attuati da Israele”.
Il ruolo di Italia e Germania
“Due stati membri detengono un ruolo decisivo: Italia e Germania. Entrambi sono centrali nel bloccare la sospensione dell’accordo commerciale tra Ue e Israele e nel sottrarre Israele a conseguenze significative per i crimini commessi contro la popolazione palestinese”.
Sottolineano i firmatari: “Israele viola da tempo l’articolo 2 dell’Accordo, che stabilisce il rispetto dei diritti umani come elemento essenziale della partnership (…). Nel settembre 2025, a seguito di una forte pressione pubblica, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha proposto una sospensione parziale delle disposizioni commerciali dell’Accordo, insieme a sanzioni mirate contro ministri estremisti e coloni responsabili di violenze. Tuttavia, anche questa proposta, limitata e largamente insufficiente, continua a essere bloccata da Germania e Italia”.
Il genocidio a Gaza
“Nonostante l’annuncio di un cessate il fuoco nell’ottobre 2025, le violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e il genocidio portato avanti nella Striscia di Gaza continuano senza sosta. Nella Striscia di Gaza occupata, durante il cosiddetto cessate il fuoco, le operazioni militari israeliane non sono affatto cessate: oltre 830 persone palestinesi, per la maggior parte civili, sono state uccise, mentre più del 60 per cento della popolazione continua a essere sfollato. La maggior parte degli sfollati interni vive in rifugi di fortuna o in edifici parzialmente distrutti, in condizioni disumane, esposta a vaste infestazioni di insetti e ratti. Israele continua a bloccare o limitare l’ingresso di beni indispensabili alla sopravvivenza della popolazione civile, tra cui materiali per le abitazioni, forniture mediche e alimenti adeguati, nonché pesticidi, imponendo inoltre gravi restrizioni al lavoro delle organizzazioni umanitarie”.
L’occupazione della Cisgiordania
“Nella Cisgiordania occupata, compresa Gerusalemme Est, la situazione è peggiorata drasticamente. Dal 7 ottobre 2023 sono state uccise oltre 1080 persone palestinesi, tra cui almeno 235 minori. Circa 45 comunità beduine e di pastori sono state completamente sfollate dall’inizio del 2023, in gran parte a causa dell’aumento della violenza dei coloni sostenuti dallo stato. Nel febbraio 2026 il governo israeliano ha approvato misure di registrazione fondiaria che favoriscono l’annessione de facto della Cisgiordania, in diretta violazione del parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 2024”.
La pena di morte e le guerre illegali
“Il 30 marzo la Knesset ha approvato una legge discriminatoria sulla pena di morte, concedendosi piena discrezionalità nel mettere a morte persone palestinesi condannate per omicidio intenzionale, eliminando al contempo le più basilari garanzie di un processo equo. La legge ha suscitato forti critiche e indignazione in diversi stati europei, tra cui Germania e Italia.
Al di fuori del Territorio palestinese occupato, in Libano gli attacchi israeliani dal 28 febbraio hanno causato circa 2700 morti e oltre un milione di persone sfollate, mentre le forze israeliane continuano a distruggere infrastrutture civili e a impedire alla popolazione civile di rientrare nelle proprie abitazioni nel sud del paese, in chiara violazione del diritto internazionale”.
“L’inattività rischia di tradursi in complicità”
“Queste violazioni in corso riflettono un modello di impunità, reso possibile anche da risposte europee esitanti e incoerenti, limitate a espressioni di preoccupazione anziché a misure concrete”. Per questo, sostengono i direttori e le direttrici di Amnesty International, “Dopo ripetuti cicli di dialogo, numerosi avvertimenti e un’escalation di violazioni da parte di Israele senza conseguenze, la persistente inattività rischia di tradursi in complicità.
L’Ue ha un chiaro obbligo di sospendere il proprio Accordo commerciale con Israele. Amnesty International sta portando avanti una campagna affinché Giorgia Meloni e Friedrich Merz cessino di avallare il genocidio, l’occupazione illegale e il sistema di apartheid attuati da Israele.
Milioni di persone in tutto il mondo chiedono che chi governa agisca per fermare le violazioni commesse da Israele. Deve prevalere l’umanità”.
Le firmatarie e i firmatari
Firmato da 21 direttrici e direttori degli uffici europei di Amnesty International:
Ileana Bello – direttrice di Amnesty International Italia
Julia Duchrow – direttrice di Amnesty International Germania
Carine Thibaut – direttrice di Amnesty Belgio
Wies de Graeve – direttore di Amnesty International Fiandre
Stephen Bowen – direttore di Amnesty International Irlanda
David Pereira – direttore di Amnesty International Lussemburgo
Sylvie Brigot – direttrice di Amnesty International Francia
Frank Johansson – direttore di Amnesty International Finlandia
Dávid Vig – direttore di Amnesty International Ungheria
Esteban Beltran – direttore di Amnesty International Spagna
Anna Błaszczak-Banasiak – direttrice di Amnesty International Polonia
Nataša Posel – direttrice di Amnesty International Slovenia
Christos Dimopoulos – direttore di Amnesty International Grecia
Anna Johansson – direttrice di Amnesty International Svezia
Vibe Klarup – direttrice di Amnesty International Danimarca
João Godinho Martins – direttore di Amnesty International Portogallo
Shoura Hashemi – direttrice di Amnesty International Austria
Dagmar Oudshoorn – direttrice di Amnesty International Paesi Bassi
Rado Sloboda – direttore di Amnesty International Slovacchia
Nayden Rashkov – direttore di Amnesty International Bulgaria
Lucie Laštíková – direttrice di Amnesty International Repubblica Ceca
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