giovedì 13 Agosto 2026
Migranti

Il nuovo regolamento UE sui rimpatri non risolve il nodo dell’immigrazione

La premier Meloni afferma di aver «cambiato l’Europa». Non considera però il diritto umanitario, che ridimensiona fortemente il numero di Paesi che possono fungere da hub

Di Maria Vittoria Ciocci
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L’Europarlamento ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri. Ora il testo attende il parere del Consiglio UE, dopodiché verrà recepito dalla . Per la sua applicazione, si attenderà un anno. Diverso è il discorso per le norme che riguardano l’identificazione dell’età dei e l’analisi della portata dei rimpatri, che invece vedranno subito esecuzione. Il testo consente agli Stati di trasferire i negli situati in Paesi terzi, come nel caso dell’Albania. Inclusi i bambini, solo se accompagnati. Rimarrà imprescindibile però il rispetto del diritto internazionale e questo esclude la maggior parte dei Paesi africani.

In Tunisia, Algeria e Libia non potranno essere realizzati gli hub di rimpatrio. Tripoli è stata più volte segnalata dall’ per crimini contro l’umanità. Qui, i migranti denunciano stupri, torture, lavori forzati, del diritto di non respingimento – la base della legge umanitaria, che impedisce agli Stati di espellere coloro che sono fuggiti, costringendoli nuovamente a una condizione di pericolo. Non è da meno Tunisi, che espelle i migranti in blocco, abbandonandoli nel deserto senza né acqua, né cibo, né assistenza medica o protezione. C’è poi Algeri, che esegue dei veri e propri rastrellamenti nelle città, per poi ammassare i malcapitati nei camion e lasciarli a Point Zero, nel Sahara.

Per questa ragione, se prendiamo a esempio l’Italia, effettivamente sono stati stipulati degli accordi bilaterali con Algeria e Tunisia, ma questi riguardano solo i loro . Non possono accogliere i migranti subsahariani. Per diversi anni l’UE ha cercato un’intesa con i Paesi del Maghreb per la possibilità di fungere da hub – con l’UE Readmission Agreements, ha fatto un tentativo –, ma non ci è mai riuscita. In Libia poi la dinamica si complica, in quanto l’Italia non può rimpatriarvi neppure i suoi cittadini, poiché non è considerata – per ovvi motivi – un « sicuro». Peraltro, più di due terzi del non sono controllati dal governo ufficiale, ma dal generale Khalifa Haftar.

L’alternativa, quindi, è stipulare degli accordi con gli stessi libici, equipaggiando e addestrando la Guardia costiera di Tripoli. Come ha fatto l’Italia fino a oggi. Un’eventualità che tuttavia metterebbe sotto scacco l’UE, che dipenderebbe inevitabilmente da loro per la gestione dei flussi migratori. In sintesi, il nuovo regolamento sui rimpatri consentirà pure a Roma di trasferire i migranti negli hub come nel caso Albania, con il giubilo del Governo Meloni, ma va detto: non risolve assolutamente il nodo dell’immigrazione.

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